ESCLUSIVA TLP - Messina, Capua: "Noi riempiti di chiacchiere e presi in giro: abbiamo fatto di tutto per salvare il club"

 di Sebastian DONZELLA  articolo letto 4447 volte
Giuseppe Capua
Giuseppe Capua

Senza fideiussione, senza stipendi e senza professionismo. L’ultima annata in quel di Messina è stata una lunga agonia: una stagione iniziata male e finita peggio. I calciatori e i tifosi giallorossi, che sul campo e sugli spalti si erano guadagnati la salvezza, sono rimasti beffati dalla mancata iscrizione del team siciliano alla Serie C 2017-18. Un addio doloroso e rumoroso, con i giocatori che hanno scritto diverse lettere accusando i vertici societari e coinvolgendo anche la governance della Lega Pro. Per fare chiarezza su quanto accaduto TuttoLegaPro.com ha deciso di intervistare il centrocampista Giuseppe Capua, rappresentante dell’AIC all’interno della truppa giallorossa.

Una fine ingloriosa per un team blasonato come Messina. Eppure sembrava che tutto stesse andando per il meglio…

“Nessuno di noi pensava che sarebbe finita in questa maniera. Le difficoltà erano tante ma la situazione sembrava risolversi di giorno in giorno. Almeno era questo che il presidente Proto e la sua dirigenza ci dicevano continuamente. Più passavano le ore e più ci preoccupavamo ma, fino all'ultimo giorno, ci hanno rassicurato che il Messina si sarebbe iscritto.
Poi, però, a due ore dal gong, ci hanno fatto sapere che non ce l’avevano fatta. Ci siamo sentiti presi in giro: sapevamo che il salvataggio del team non era facile eppure ci è stato sempre detto che la squadra avrebbe partecipato al prossimo campionato di Serie C. E invece, all’ultimo giorno, abbiamo scoperto che non erano pronte né la fideiussione né le liberatorie”
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Le liberatorie, però, erano compito vostro…

“Alla fine del campionato, dopo la salvezza raggiunta a Vibo, ci hanno fatto tornare a Messina, chiedendo la rinuncia ai più grandi di un paio di mensilità, ai più piccoli di una. Noi, che dovevamo ancora ricevere sei stipendi, abbiamo deciso di accettare, per il bene della piazza e anche per il nostro futuro. Invece siamo stati riempiti di chiacchiere: alla fine non avevano la disponibilità per mantenere le promesse e non ci hanno nemmeno fatto firmare le liberatorie, bloccando tutto per altri debiti apparsi all'ultimo.
Noi il nostro dovere l’abbiamo fatto sia dentro che fuori dal campo. Io, in passato, ho vissuto un fallimento col Pergocrema: ho finito di avere quanto mi spettava addirittura dopo sei anni. E qui a Messina, come se non bastasse, siamo in assenza di una fideiussione che possa coprire almeno in parte i debiti gestionali”
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Eppure Proto ha ereditato un debito importante dalla precedente proprietà, era lecito aspettarsi un risultato negativo.

“Quando è arrivata la nuova proprietà, a febbraio, eravamo tutti contenti perché sapevamo che, con la precedente gestione, saremmo andati incontro al fallimento. Proto ci ha raccontato che ce l’avrebbe fatta a salvare il Messina. Ammetto che col suo arrivo abbiamo sognato in grande, soprattutto per quello che aveva detto e promesso. Per questo non abbiamo mai effettuato la messa in mora della società.Se fosse rimasta la vecchia società non avremmo esitato a mettere in mora il club. Con Proto, invece, eravamo convinti di salvarci.
Inoltre solo ora abbiamo scoperto che parte degli stipendi di gennaio e febbraio non erano stati coperti totalmente da Proto ma da crediti maturati in Lega e da alcuni sponsor. Quindi vorremmo capire cosa ha speso l’ultimo presidente del Messina, visti gli stipendi non pagati tra novembre e giugno. Eppure, tra noi giocatori, ci sono alcuni ragazzi che hanno lasciato famiglia e affetti a mille kilometri da casa per andare a Messina a prendere 1200 euro al mese. E di questi soldi ne hanno visti pochissimi, visto che mancano all’appello sei stipendi. Siamo tutti indistintamente vittime di questo fallimento: calciatori, tifosi e dipendenti".

Tra i vari comunicati è arrivato anche quello del direttore sportivo Pitino che ha respinto tutte le accuse a suo carico da voi rivolte.

“Ce la siamo presa anche con il diesse Pitino perché, negli ultimi mesi, è stato il nostro referente giornaliero. Quello che decideva la società, giorno dopo giorno, ce lo riportava lui. In un momento di rabbia lo abbiam messo in mezzo però sappiamo benissimo che non spettava a lui pagarci, in quanto tesserato esattamente come noi. Ci siamo espressi male e ci dispiace: l'abbiamo messo in mezzo in quanto uomo della società”.

Quest'oggi avete incontrato il presidente Gravina, col quale avevate avuto qualche frizione negli ultimi giorni...

"Oggi a Firenze abbiamo avuto occasione di chiarire la questione con il presidente Gravina. Riponiamo totale fiducia nel suo lavoro, si è messo a disposizione di noi calciatori. A proposito di fiducia, ci tengo a ringraziare i dipendenti del Messina che hanno sempre lavorato al massimo per noi e che rischiano di ritrovarsi a mani vuote. Un saluto anche ai tifosi: oltre un migliaio si sono abbonati a scatola chiusa alla nuova stagione, un atto d’amore incondizionato che fa capire come Messina non meriti di finire tra i dilettanti”.

Alla fine della fiera, quel che resta è la fine del calcio professionistico a Messina.

“È tristissimo: nonostante le mille difficoltà, noi giocatori abbiamo fatto gruppo con i tifosi, raggiungendo una salvezza incredibile, garantendo,pertanto,la piena regolarità del campionato stesso.Nella gara decisiva con la Vibonese, ci siamo dati la carica scendendo in campo per la maglia. E per salvare il Messina abbiamo provato di tutto, anche con rinunce economiche pesanti".