ESCLUSIVA TLP - Melfi, Gragnaniello: "Le regole sugli over creano disadattati sociali: ecco tutti i danni che fanno. E i giovani delle Berretti dove finiscono?"

 di Sebastian DONZELLA  articolo letto 7336 volte
© foto di Giuseppe Scialla
ESCLUSIVA TLP - Melfi, Gragnaniello: "Le regole sugli over creano disadattati sociali: ecco tutti i danni che fanno. E i giovani delle Berretti dove finiscono?"

Con più di 350 partite tra i professionisti con le maglie, tra le altre, di Avellino, Napoli e Casertana, Raffaele Gragnaniello è uno dei calciatori più esperti della Lega Pro. Il portiere classe '81, che ha iniziato la sua carriera nel vecchio millennio, ha vissuto sulla propria pelle l'evoluzione della terza serie, disputando sia le vecchie C1 e C2, le passate 1^ e 2^ Divisione e l'attuale Lega Pro unica, oltre alla Serie B e alla Serie D. Nell'ultima stagione al Melfi e attualmente consigliere dell'Assocalciatori, TuttoLegaPro.com ha voluto intervistare uno dei protagonisti degli ultimi 15 anni della terza serie italiana.

La prossima stagione ogni squadra potrà tesserare 14 over e non più 16 con l'idea, nemmeno tanto velata, di voler abbassare ancora il numero di giocatori d'esperienza in futuro.

"Non sono d'accordo su questa linea intrapresa. Negli ultimi anni era stato portato avanti un lavoro basato sulla meritocrazia e a giovarne era stata la Lega Pro, un campionato ora più affascinante e credibile. I giovani, non più imposti, giocavano perché meritavano. Adesso, invece, aumentando sempre più il numero di ragazzini, la Lega Pro perderà fascino: se le linee guida sono e saranno basate sulla continua riduzione degli over, tutto il sistema ne perderà".

Quali sono i possibili danni di una riduzione degli over in campo?

"I danni li abbiamo visti in passato: intanto i ragazzi, che dovrebbero crescere in Lega Pro, avranno meno possibilità di esprimersi al meglio, visto che mancheranno loro i punti di riferimento, quei giocatori esperti fondamentali nell'insegnare loro i trucchi del mestiere. E questo li porterà, una volta perso lo stato di under, a non essere più tesserati nemmeno in Serie D, andando a ingrossare le fila dei disadattati sociali.
Negli ultimi 10 anni ho visto tantissimi giovani perdersi, non trovando posto nemmeno in categoria inferiore. Alcuni di loro lavorano ma non nel mondo del calcio: hanno perso degli anni, insomma, nel crearsi una professionalità che adesso non serve loro a nulla. E non hanno messo da parte nemmeno un euro perché hanno accettato contratti capestro o cifre ridicole per poter coltivare il sogno del professionismo: quando un classe '94 si ritrova con mille euro al mese a mille kilometri da casa, non ce la fa a costruirsi un futuro. Quando smetterà di giocare, per scelta o per mancanza di club, cosa farà? Non avrà risorse per aprirsi un'attività né avrà più un lavoro.
Inoltre i più grandi hanno sempre più problemi perché hanno delle responsabilità nei confronti delle proprie famiglie, cercando di portarle avanti con stipendi normali. E tra di questi vi sono anche calciatori che da under passano allo status di over. I numeri sono sotto gli occhi di tutti, ci sono le statistiche che dicono questo ma nessuno si spaventa.
Tutto questo a svantaggio dello spettacolo: chi andrà a vedere 20 ragazzini in campo? Sarebbe come assistere a una partita del campionato Primavera". 

Eppure alla base dell'utilizzo dei giovani vi è la sostenibilità economica dei club.

"L'idea di inserire giovani per abbassare il monte ingaggi si è già realizzata, visto che il costo del lavoro è diminuito rispetto ai ricavi all'incirca del 20%. Inutile, quindi, continuare su questa linea. Anche perché dobbiamo fare chiarezza: in Lega Pro i calciatori valorizzati sono quelli provenienti dalla Serie A, non quelli del proprio vivaio. Questo perché le società di massima serie danno un contributo economico, permettendo nel breve periodo alla società di respirare. Nel lungo periodo, però, è una pratica più dannosa della grandine. La valorizzazione del giovane diventa così un circuito di maniera economica, non tecnica. Non si possono prendere giovani dalla Primavera e basta, il ragazzo devo costruirmelo da solo. Se i club di Serie A vogliono portare i loro ragazzi in Serie C allora è giusto creare le seconde squadre, come già accade da anni all'estero".

Nell'ultima annata, però, il numero degli over tesserati in media da un club si attesta intorno alle 10 unità, lontano dalle 16 disponibili. Scendendo a 14, insomma, non tutte le squadre ne verrebbero danneggiate... 

"Mica tanto. Abbassando il numero di over, abbassi la forza contrattuale: i direttori sportivi ti dicono che gli stipendi sono più bassi perché ci sono sempre meno posti disponibili e quindi la concorrenza aumenta. E a farlo sono anche quelle società che poi scelgono di giocare al massimo con cinque over. E quindi tanti colleghi mollano e tanti economicamente si prostituiscono. Ogni club fa le sue scelte, ovviamente, in base al budget a disposizione: però così non si fa il bene del sistema. Inoltre qua rimandiamo sempre il problema: prima si giocava con tre under obbligatori, poi si è passati all'età media con allenatori che dovevano andare in panchina con la calcolatrice, ora vogliamo abbassare al minimo il numero di calciatori over. Quando la finiremo?"

Come possono, i giovani, essere il futuro di questa categoria?

"Io sono felice quando vedo squadre composte da giovani forti che arrivano dalla Berretti. Ma questo deve nascere da un progetto a lungo termine, non da un obbligo che poi ti porta a riempirti di ragazzini valorizzati. Per i giovani serve la formazione, creare un percorso di crescita. Non prenderli in modalità usa e getta per uno o due anni. Quest'ultimo non mi pare proprio un sistema né etico né tantomeno sostenibile. 
L'obbligatorietà non la metterei sul numero di over ma sui controlli nel settore giovanile, sul dare una prospettiva a questi ragazzi. Bisogna lavorare veramente sul settore giovanile e non in maniera fittizia, serve monitorare i contributi che vengono elargiti in modo da accorgersi se siano spesi con criterio o meno. Io non devo dare soldi a fondo perduto, se io ti do contributi tu devi portarmi il risultato. Non posso delegare a scuole calcio o a società esterne il settore giovanile di un club professionistico: così quando viene fuori un giovane di valore?
Purtroppo i controlli avvengono solo a livello burocratico: in questo caso abbiamo settori giovanili impeccabili, con tutte le carte in regola. A livello tecnico, invece, siamo messi malissimo. Fate mente locale e pensate a quanti giocatori siano titolari in Lega Pro dopo esser cresciuti nel campionato Berretti".