ESCLUSIVA TLP - Fidelis Andria, Piccinni: "14 over pochi? Tanti patron ne volevano otto. Basta disadattati, i giovani di valore giocano anche senza obblighi"

 di Sebastian DONZELLA  articolo letto 3267 volte
Marco Piccinni
© foto di Giuseppe Scialla
Marco Piccinni

200 presenze tra i professionisti, comprese una manciata in Serie B, in una carriera ultradecennale. Una sola stagione in Serie D, la prima con la Fidelis Andria, la prima di una lunga serie con i pugliesi. E nonostante due anni di contratto ancora in essere, Marco Piccinni non si nasconde. Il centrocampista classe '87 ringhia in campo e anche fuori: da consigliere dell'Assocalciatori, infatti, lotta per i diritti dei suoi colleghi, soprattutto in Lega Pro. Con lui TuttoLegaPro.com ha voluto capirne di più sulla nuova norma sui giovani, con il passaggio da 16 a 14 over tesserabili nella prossima stagione. 

Due calciatori d'esperienza in meno per squadra, l'idea è di avere una Lega sempre più giovane...

"Le richieste di aggiornamento della Legge Melandri richiedevano da tempo un adeguamento delle norme per poter continuare a ricevere le risorse provenienti dalle categorie superiori. L'Assocalciatori, dopo lunghe trattative, è riuscita a concordare il numero di 14 over, aggiungendo anche due giocatori fidelizzati, ossia un '94 e un '93 da tempo in squadra, e sta provando anche ad aggiungere la figura del giocatore bandiera".

E' vero che ogni squadra potrà tesserare due over in meno però solo una piccola parte delle 60 squadre di Lega Pro, nell'ultima stagione, hanno scelto di occupare tutte le caselle disponibili per i calciatori d'esperienza.

"Sta alle società scegliere il percorso più giusto, in base ai fondi a disposizione, alle aspettative della piazza, agli obiettivi a breve e lungo termine. Devo dire che diverse squadre negli ultimi anni hanno iniziato a lavorare bene sui giovani. 
Ma è innegabile che in questi anni ho vinto una marea di giovani sfruttati e abbandonati a causa delle regole sull'obbligatorietà dei giovani. Non so se riesco a contarli, sono tantissimi. Solo quelli veramente bravi sono rimasti nel giro, gli altri sono diventati in gran parte dei disadattati. Hanno vissuto nell'illusione di poter essere dei professionisti ma in realtà le squadre li utilizzavano solo per ottenere i contributi. Non è giusto togliere a nessuno il sogno di correre dietro un pallone ma il calcio non deve diventare un incubo".

Eppure tanti tuoi colleghi non sono felici per la nuova norma...

"La norma più corretta sarebbe quella di lasciare libertà alle squadre, perché un giovane di qualità emerge a prescindere dall'obbligo di tesserarlo e metterlo in campo. Però bisogna fare i conti con la realtà: tanti presidenti, soprattutto delle squadre più piccole, chiedevano a gran voce la presenza al massimo di otto over. Un'idea che avrebbe dimezzato i posti disponibili. Per questo l'AIC ha ottenuto un grande risultato. 
E' pur vero che il problema continuerà a persistere e, per questo, bisognerebbe studiare sin da subito nuove formule per il futuro. Eppure è un peccato perché quest'anno non era andata affatto male: il livello della Lega è stato alto, ogni squadra ha potuto scegliere se schierare o meno i 16 over".

Tu che soluzione proporresti?

"Inserire le seconde squadre, in modo da non togliere posti di lavoro nei club di terza serie, seguendo al contempo i dettami della legge Melandri. Bisognerebbe concentrarsi sulla creazione di proprie strutture giovanili per poter così formare giocatori nelle proprie Berretti al posto di dar sempre spazio a giovani provenienti dalle serie superiori. 
Anche perché ci sono tantissimi ragazzi di prospettiva che iniziano la loro carriera nei settori giovanili di Serie C ma le rispettive squadre di appartenenza li girano il prima possibile in Serie A. E poi magari quel giovane ti ritorna in prestito, qualche anno dopo, in terza serie. E' vero che prendi subito i soldi della valorizzazione, ma ormai il cartellino non è più il tuo".

Senza le valorizzazioni, però, tanti club rischierebbero la scomparsa e con loro si perderebbero anche tanti posti di lavoro...

"Bisogna osservare quali sono i posti reali di lavoro, ossia quelle squadre che pagano da inizio a fine anno. Quanti club ci sono che non hanno pagato parte degli stipendi? Quello è vivere alla giornata. Se ridurre i posti di lavoro vuol dire eliminare società non all'altezza della categoria, allora ben venga. Però è giusto dire che ci sono squadre virtuose che potrebbero essere ripescate e non potranno farlo per dei regolamenti un po' restrittivi. 
Inoltre, se si iniziassero a ricevere i contributi in maniera massiccia in base alla qualità dei propri settori giovanili si creerebbe un circolo virtuoso per tante squadre che riuscirebbero così a sostentarsi senza dover andare a chiedere aiuti alla Serie A".

Abbiam parlato di giocatori bandiera: tu stai per diventarlo alla Fidelis visto il quarto anno di militanza ormai prossimo...

"Quest'anno riparto per riprendermi e per riprenderci quello che abbiamo perso in extremis un mese fa. L'ultima stagione non è finita come volevamo: aver perso all'ultimo istante il posto nei playoff è stata una delusione cocente. Ma ripartiamo da un'ottima base: la squadra si è consolidata, con un paio di innesti giusti al posto giusto possiamo fare bene".