ESCLUSIVA TLP - Eugenio Olli: "Salò e Feralpi, 30 anni bellissimi, dalla 2^ Categoria ai playoff per la B. Ecco perché ho lasciato. E nel futuro..."

 di Sebastian DONZELLA  articolo letto 3648 volte
Eugenio Olli
Eugenio Olli

Un matrimonio durato 30 anni. Dopo tre decadi, un tempo infinito nel calcio, Eugenio Olli e la Feralpisalò si sono separati. Una storia terminata il 30 giugno e che ha sorpreso un po' tutti gli addetti ai lavori, abituati, di mercato in mercato, alla presenza di uno dei diesse più esperti della categoria. TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva l'ex diesse gardesano per capire cosa è successo e quale sarà il suo futuro.

E' la prima estate senza trattative. Cosa si prova?

"Lo ammetto senza problemi: sto vivendo giorni inusuali, non pensare a trattative e giocatori è una situazione anomala per me. Ho preso la decisione a metà giugno, fuori tempo massimo, quando i giochi erano ormai fatti in tutte le altre società. Ma non ho fretta: ho tanta voglia di ritornare ma non nella prima squadra che capita".

Tre decenni di lavoro nella stessa azienda: nel calcio è un'eccezione piacevolissima...

"Esattamente 22 al Salò e 8 alla Feralpisalò. Son partito dalla seconda categoria e ho lasciato una squadra nei playoff per la Serie B con grandi potenzialità. Sono ancora nel Consiglio direttivo della Feralpi dal momento che sono uno dei soci fondatori. Sono stati anni bellissimi, con grandi soddisfazioni e risultati".

Quali sono le cause del mancato rinnovo?

"Non ero in linea con alcune scelte della società. Non scendo nei particolari, semplicemente ho capito che era meglio lasciare. Il presidente Pasini e il resto della dirigenza mi hanno chiesto di ripensarci ma la mia scelta l'avevo presa. E non era un problema di scadenza di contratto: il rapporto con la società mi avrebbe consentito di rimanere all'interno del team senza problemi".

Torniamo al calcio giocato: un giudizio sull'ultima stagione.

"L'ottavo posto non è stato il massimo anche se abbiamo partecipato a un campionato difficile con due corazzate come Venezia e Parma, poi salite in Serie B, e altre squadre di indubbio valore come Pordenone e Reggiana, arrivate alle Final Four. Purtroppo abbiamo perso punti con le cosiddette piccole e quello ci ha impedito di puntare ai primi posti. Il rammarico più grande, però, resta la sfortuna avuta nei playoff a Reggio Emilia: abbiamo dominato contro i granata, dimostrando di essere competitivi ad alti livelli. Ho ancora negli occhi quella partita nella quale i ragazzi hanno dimostrato che, alla lunga, il lavoro viene fuori".

A proposito di Reggiana, si è parlato a lungo di un suo accordo con gli emiliani...

"In realtà c'erano stati contatti in passato, in questo periodo, invece, non c'era stato nulla, almeno in maniera diretta. Ho scoperto dai giornali che ero uno dei candidati per la poltrona di diesse ma, ripeto, non ho parlato con nessun dirigente". 

Il suo futuro quale sarà?

"Ho parlato con diverse squadre ma non devo rientrare a tutti i costi. Vorrei trovare una soluzione che ti dia prospettive future, che sia stimolante nel costruire qualcosa d'importante. Non penso al risultato immediato ma a costruire. I soldi sono importanti ma le idee di più. E non escludo nulla a prescindere, deve convincermi la prospettiva: meglio un club di Serie D ambizioso che uno di Serie B a forte rischio retrocessione. Punto, insomma, a un progetto a lungo termine e di valore: è vero che le trattative si concretizzano durante il mercato ma il vero lavoro si svolge in inverno, perché le idee devi averle già da tempo. Un diesse che si affida a quello che offre il mercato non rispecchia il mio concetto di lavoro. Preferisco fissarmi degli obiettivi con mesi d'anticipo, seguirli sui vari campi e poi provare a concretizzarli durante il mercato".

Eppure è strano vedere un dirigente, che non è mai retrocesso e non ha mai disputato i playout, protagonista di grandi campionati con la Feralpi, essere fermo al contrario di altri suoi colleghi...

"Son contento che il mio lavoro sia stato apprezzato: in questi otto anni ho preso la società al limite dei dilettanti e l'ho lasciata nella fascia alta di Serie C per credibilità, organizzazione, struttura societaria, serietà e professionalità. Ci tengo a ringraziare tutti i protagonisti, in campo e fuori, di queste grandi annate".

Cosa farà questa stagione, se non arriverà l'offerta giusta?

"Sicuramente non rimarrò fermo: continuerò a girare gli stadi d'Italia per tenermi aggiornato e per seguire dei prospetti già attenzionati da tempo. Guai a farsi trovare impreparati, i software possono dare una mano ma solo alla fine: il lavoro vero si fa sul campo".

Chiusura con un consiglio. Quali giovani proverebbe a contrattualizzare, al momento?

"Quelli provenienti dalla Primavera della Roma. Nessun nome ma pescando nel club giallorosso c'è da sbizzarrsi. A proposito di giovani della Serie A, vorrei fare i complimenti al Renate per l'arrivo di Di Gregorio, portiere della primavera dell'Inter. Le pantere ci hanno visto lungo".