ESCLUSIVA TLP - Arezzo, Benassi: "Basta con le regole sugli over: giovani senza futuro e padri di famiglia disperati. Proteste? Se continua così..."

 di Sebastian DONZELLA  articolo letto 5492 volte
ESCLUSIVA TLP - Arezzo, Benassi: "Basta con le regole sugli over: giovani senza futuro e padri di famiglia disperati. Proteste? Se continua così..."

Nella ricerca del lavoro, spesso, uno dei requisiti fondamentali richiesti è una certa esperienza. Nel calcio, e in particolare in Lega Pro, rischia di non essere più così. Anzi, la troppa esperienza non solo può essere inutile ma addirittura può diventare dannosa. Il tutto a causa delle regole sugli under e sull'obbligo di poter schierare sempre meno over. Il prossimo anno, infatti, ogni club di terza serie potrà tesserare al massimo 14 giocatori dai 23 anni in su: due in meno rispetto alla stagione appena andata in archivio. TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva uno dei portieri più esperti della categoria, il 36enne Max Benassi, al rientro a Lecce dopo l'esperienza ad Arezzo. 

Iniziamo dalla stagione appena conclusa: un bilancio.

"Il finale di campionato è stato in calo, purtroppo nel primo turno playoff è arrivata un'eliminazione inaspettata ma sapevamo che in gara secca sarebbe potuto accadere di tutto. La squadra era molto buona con giocatori di gran qualità, dispiace non sia andata come ci aspettavamo. E in rosa ci sono dei ragazzi che possono salire di categoria. Alla fine a vincere è stata una delle favorite già da inizio anno, il Parma, che nei playoff è stato molto bravo a reggere la grande pressione. Chi ci ha rimesso di più è stata l'Alessandria che prima ha perso un campionato incredibile e poi ha perso anche i playoff all'ultimo atto".

Sei appena rientrato in Salento. Quale sarà il tuo futuro?

"Ho ancora un anno di contratto a Lecce. Il mio agente parlerà con la società e vedremo il da farsi. Io ho ancora tanta voglia di giocare, mi sento un ragazzino. Speriamo di tornare in campo il prima possibile, al calcio chiacchierato preferisco quello giocato".

Per giocare, però, dovrai farti largo tra i giovani...

"Posso sembrare di parte essendo un giocatore over ma non ho problemi ad ammettere che per me le regole sui giovani stanno rovinando il calcio sotto l'aspetto della professionalità. Dobbiamo partire dal presupposto che il ragazzo bravo gioca a prescindere mentre in questi anni tanti giovani sono stati prima illusi da under e poi abbandonati al loro destino da over. Ed è un danno per tutti, sia giovani che esperti. Noi più anziani non riusciamo più a trovare posti di lavoro che meriteremmo, mentre i ragazzi non crescono come dovrebbero: hanno troppi vantaggi e non riescono a capire tutti i sacrifici che servono per diventare un calciatore a tutto tondo. Ricordo che da ragazzino, a Sangimignano in Serie D, il mister Paolo Indiani faceva allenare noi cinque giovani un giorno in più degli altri proprio perché più piccoli. Adesso, invece, spesso e volentieri i più giovani sono gli ultimi ad arrivare all'allenamento e i primi ad andarsene. 
Non sviluppano la giusta cultura del lavoro e non hanno una visione chiara del futuro, anche per colpa dei procuratori che promettono loro mari e monti per poi scaricarli appena non servono più. In questo io sono stato fortunato e colgo l'occasione di ringraziare pubblicamente il mio agente Luca Urbani: è stato e continua a essere il mio unico procuratore, il nostro rapporto dura da oltre 15 anni. Non mi ha mai fatto sentire un fenomeno né promesso l'impossibile: prima di tutto è stato un amico. Non tutti, purtroppo, si comportano come lui". 

Eppure il costo del lavoro, per gli stipendi, è sempre stato molto alto in relazione ai ricavi...

"Noi dobbiamo offrire uno spettacolo degno di nota agli spettatori. Così, invece, non facciamo altro che allontanarli, come sta accadendo negli ultimi anni. La crisi non si combatte infarcendo le squadre di giovani ma trovando nuove forme di sostentamento. Così, invece, tagliamo in un solo anno 120 calciatori, due per squadra. Tanti colleghi senza contratto sono disperati perché hanno delle famiglie da portare avanti e non è facile nemmeno ripartire dalla Serie D perché lì gli under obbligatori sono tantissimi. E gli stipendi che hanno ottenuto in questi anni in Lega Pro sicuramente non sono alle stesse cifre della Serie A. In questo modo non esiste più la meritocrazia: il dramma è che costringiamo calciatori a smettere di giocare a calcio non perché se lo meritino o il loro tempo sia finito ma per delle fredde regole".

Il calciomercato, con le regole sugli under, è cambiato...

"In maniera incredibile. Prima un diesse discuteva col mister se giocare col 4-3-3, col 3-5-2 e così via. Ora, invece, il primo pensiero in comune è riuscire a ottenere le migliori valorizzazioni dai club di Serie A. Non importa se il calciatore sia scarso o meno, l'importante è che produca un guadagno. Noi calciatori ringraziamo i presidenti perché fanno girare l'economia e permettono al sistema calcio di esistere ma non è questo il modo di andare avanti. Anche perché a essere beffate, così, sono anche le squadre della massima serie che spostano giocatori dalla Primavera alla terza serie convinti di far crescere i propri atleti. E invece non si accorgono che la Lega Pro sta diventando sempre più un campionato Primavera. Poi ci lamentiamo che a livello di Nazionali facciamo fatica: per forza, con un sistema così...". 

Avete già pensato a qualche atto di protesta?

"Non nascondo che ci stiamo pensando. Siamo tutti preoccupati per l'andazzo: quest'anno gli over tesserabili erano 16, il prossimo anno saranno 14 e per il futuro si pensa sempre più a tagliare ancora: 12, 10 e così via. Se la situazione non migliora possiamo pensare anche a non presentarci. E senza animali è dura portare avanti il circo. Dovremmo essere gli attori principali e invece siamo diventati l'ultima ruota del carro".

Eppure le agevolazioni e i contributi per i giovani sono sempre esistiti...

"Prima era consigliato, non obbligatorio. Se rispettavi i dettami sugli under ricevevi i contributi, altrimenti nulla. Così, invece, costringi club forti dal punto di vista economico a dover tesserare per forza dei giovani pur non volendolo. Ogni squadra deve scegliere come comportarsi, non devono essere obbligate a farlo". 

Nel tuo ruolo, quello del portiere, si vedono sempre più spesso campionati iniziati con un giovane in porta e terminati con un over tra i pali...

"E' diventata la normalità: punti subito sul giovane, che magari non è pronto, perché la società deve fargli totalizzare un tot di presenze. Invece il ruolo del portiere è il più difficile: tutti pensano che basti esser bravi a parare, invece la parata è l'ultima cosa che devi fare. Prima di tutto serve una certa personalità nello spogliatoio e in campo, poi devi esser bravo a saper gestire la propria difesa. E devi dare la giusta sicurezza tra i pali: in porta non basta esser tecnicamente perfetti, quello del portiere non è un ruolo che impari dall'oggi al domani".