ESCLUSIVA TLP - AIC, Calcagno: "Over? Con Gravina percorso condiviso, basta ragazzini usati come slot machine. Il rating eliminerà avventurieri nel mondo del calcio: in Lega Pro solo chi può"

 di Sebastian DONZELLA  articolo letto 3650 volte
© foto di Emiliano Crespi
ESCLUSIVA TLP - AIC, Calcagno: "Over? Con Gravina percorso condiviso, basta ragazzini usati come slot machine. Il rating eliminerà avventurieri nel mondo del calcio: in Lega Pro solo chi può"

Non è una Lega per vecchi. Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro, negli ultimi giorni ha spiegato come il futuro della terza serie potrebbe essere sempre più giovane, con l’abbassamento del numero di Over tesserabili da ogni squadra. Una scelta dovuta ai bassi ricavi della categoria che, però, non trova tutte le componenti calcistiche d’accordo. Come l’Assocalciatori, che proverà a tutelare i propri assistiti da una eventuale riforma del genere. TuttoLegaPro.com ha intervistato in esclusiva Umberto Calcagno, vice presidente dell’AIC.

La luna di miele con la Lega Pro rischia di finire?

“Pensavo di si guardando le notizie giornalistiche dei giorni scorsi, ma dico di no dopo l’incontro di ieri e visti i rapporti positivi in essere col presidente Gravina e con la sua Lega. Non ho dubbi che qualsiasi riforma sull'utilizzo dei calciatori verrà concordata insieme a noi, così come sempre avvenuto dopo la riforma del 2012. Condividiamo con Gravina il percorso di risanamento della Lega e la richiesta di maggiori risorse, non condividiamo che si pensi di risolvere i problemi economici lasciando da un giorno all’altro centinaia di calciatori in mezzo a una strada. Abbiamo già avuto troppi ragazzini in campo utilizzati in passato come slot machine, con un calo evidente della qualità a danno di professionisti affermati in questa categoria. Non possiamo permetterci arretramenti sugli aspetti qualificanti dell’ultima riforma”.

Quella di Gravina più che una proposta sembra un grido d’allarme per la categoria…

“Tutto parte dalla contrazione delle risorse e sull'incertezza legata alla Legge Melandri. Noi saremo sempre a fianco di Serie B e Lega Pro affinché abbiano somme maggiori dai diritti televisivi, giuste e adeguate al ruolo sociale che svolgono non solo all’interno del nostro sistema e in linea con i più importanti campionati europei. Riconosciamo, a differenza di altri, l'importanza che queste due leghe hanno nel sistema e soprattutto l’impatto delle stesse sul territorio, un aspetto che si sottovaluta ma che in realtà è fondamentale. La mutualità dovrà essere nuovamente concepita come “risarcimento” alle categorie professionistiche minori, oscurate nell’ultimo decennio dalla massiccia presenza della Serie A sugli schermi; un’invasione che, soprattutto in Italia, non ha permesso alla B e alla Lega Pro di crescere adeguatamente nei ricavi. Basti pensare all’ultimo turno della serie cadetta, spostato a Pasquetta perché rimasto l’unico giorno disponibile in una settimana caratterizzata anche dalle coppe europee...”.

L’idea di base è che il costo del lavoro occupa più del 90% dei costi totali di un club…

“Ogni imprenditore dovrebbe sapere quanto può spendere. Le squadre non possono solo vivere sulla mutualità e non si può pensare di tagliare gli over per tagliare le spese. Sarebbe ingiusto prendersela con quei giocatori d’esperienza che in questi anni hanno notevolmente migliorato la qualità dei campionati. Si contano sulle dita di una mano le squadre che oggi, a tre giornate dalla fine, non hanno più nulla da giocarsi. L’equilibrio dei campionati è figlio della riforma e si basa soprattutto sul livellamento verso l’alto della qualità. Non possiamo andare a discapito della meritocrazia, sarebbe un pericoloso arretramento di tutto il movimento. Dobbiamo proteggere non solo il futuro di persone che vivono di calcio ma anche, e soprattutto, ma anche rispettare il pubblico che paga per vedere partite di buon livello. Abbiamo tolto la C2 perché la Lega Pro tendesse alla Serie B, se togliessimo 7-8 over a squadra tenderemmo di più verso la Primavera. Sinceramente non capisco: oggi si possono inserire fino a 16 over nella lista, ma non mi risulta che qualcuno imponga di tesserarli. Chi vuole, già oggi è in futuro, può utilizzarne 6 oppure 8, così come si vorrebbe invece imporre a tutti quanti. Spero davvero che non prevalgano gli interessi di chi auspica un arretramento dei valori in campo; un appiattimento dei valori tecnici non gioverebbe a nessuno e riporterebbe l’intera categoria alle problematiche di qualche anno fa”.

Il rischio è di veder finire numerosi professionisti in Serie D, con meno tutele e con possibili stipendi in nero…

“Il problema dei dilettanti che sono professionisti di fatto lo abbiamo portato anche a livelli governativi. Non si può immaginare che chi vive di calcio e sostenta se stesso e i propri famigliari grazie allo sport non sia considerato professionista. 
Per questo motivo la Serie D d'elite proposta dal presidente federale Tavecchio a me non dispiacerebbe, se non presupponesse 20 squadre in meno in Lega Pro. Se fosse una riforma limitata ai dilettanti sarebbe una bella cosa, valorizzerebbe certe realtà. Così come pensata oggi somiglia di più alla vecchia C2, con l’aggravante del dilettantismo. Significherebbe tornare indietro di almeno un decennio”.  

Nonostante il numero di club sia stato ridotto nelle ultime stagioni, anche quest’anno vi sono alcune situazione molto delicate, con stipendi che tardano ad arrivare o società poco limpide.

“Le società davvero in difficoltà sono tre, in netta diminuzione rispetto al passato e il futuro rating della Lega Pro migliorerà ulteriormente la situazione; questo progetto ci piace molto perché si basa anche sull'organizzazione e sulla presenza di figure professionali all'interno delle società. Dovremo anche trovare il modo di cacciare gli avventurieri che entrano nel nostro mondo per fare altro. Non è possibile che personaggi con certi curricula siano ancora in organico in società professionistiche. Dalla prossima stagione spero si possano controllare le compagini societarie anche sotto il 10%. Il rating e le nuove norme federali, se approvate, ci eviteranno questi problemi. Io ho fatto una carriera in tante belle e piccole piazze che meritano di stare in Lega Pro, però devono tutti dimostrare di poterselo permettere”.

Nel frattempo sono scoppiate diverse anomalie nei flussi di scommesse relativi a match di Lega Pro. Con i giocatori del Parma che hanno dovuto tenere addirittura una conferenza stampa…

“Anomalia non significa illecito. Non abbiamo ovviamente notizie privilegiate ma stiamo monitorando la situazione. In molti casi, comunque, le anomalie sono meno evidenti di quanto apparso sui giornali. Certamente per il futuro dobbiamo evitare che segnalazioni e indagini in corso, che sono anche a tutela dei tesserati, diventino un boomerang verso i calciatori. I nostri associati sono i primi a volere che eventuali situazioni poco chiare vengano controllate, ma non è possibile che una squadra sia obbligata ad andare in conferenza stampa a difendersi oppure, ancor peggio, che si arrivi ad essere malmenati da pseudo-tifosi per presunte combine. Il nostro ambiente probabilmente non era pronto al passo verso le scommesse. Non è normale la percezione che abbiamo di tutte queste situazioni. Ci sarà sempre un portiere o un attaccante che sbaglia: un conto è contestare civilmente perché sbagli, altra cosa sono gli episodi di violenza che hanno come presupposto eventuali illeciti. Serve più responsabilità anche da parte di giornalisti, società e tifosi.
Non ho mai conosciuto presidenti o calciatori che non abbiano voglia e interesse a vincere un campionato; ci sono invece squadre che da sempre trovano difficoltà sul campo e non riescono a trovare lo spunto finale per vincere il campionato. Oggi lo spettro degli illeciti e delle giocate fanno dubitare spesso sulla buona fede di calciatori e società e in queste situazioni si creano speculazioni fittizie, amplificate spaventosamente dai social".

Secondo lei il futuro della Lega Pro sarà ancora a 60 squadre?

"La questione non è avere obbligatoriamente 60 squadre, ma avere squadre di qualità che possono disputare professionalmente questa categoria. Qualità dentro e fuori dal campo. Il problema dei numeri ce lo poniamo fino a un certo punto. I calciatori vogliono fare i professionisti e svolgere la loro attività senza dover pensare a problemi di altro tipo. Personalmente sono convinto che continuando a ripescare con norme equilibrate, certamente più gravose rispetto alla normale iscrizione al campionato, avremo anche in futuro 60 squadre; in Serie D ci sono imprenditori seri che hanno la voglia e le possibilità di entrare in Lega Pro, sarebbe un grave danno al sistema non permettergli di entrare”.