Una gestione non proprio trasparente

 di Vittorio Galigani  articolo letto 8201 volte
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
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Dispiace dover constatare che dopo circa due anni di presidenza Gravina le cose in Lega Pro (anzi in Serie C) non siano molto cambiate rispetto all’era dell’ex presidentissimo Mario Macalli (nessun rimpianto, per carità). 

Su iniziativa di più persone. L’ex direttore generale (licenziato per aver evidenziato atti di mala-gestio). L’ex Presidente del Pergocrema Sergio Briganti. Dello stesso Gabriele Gravina. Si era arrivati al commissariamento della Lega Pro. A quella che è stata definita la peggiore “uscita”, del ragioniere cremasco, dal sistema calcistico. 

A seguire si aggiunse, per Macalli, la condanna in sede sportiva per la vicenda dei marchi del Pergocrema, giunta sino al Tar del Lazio. Per arrivare, in questi giorni, al processo per appropriazione indebita innanzi al Tribunale di Firenze. 

Risulterebbe, praticamente, che Mario Macalli avrebbe pagato i propri legali, per le questioni personali relative a quei marchi, con denaro della Lega Pro. La cifra contestata è ben consistente. Pari 233mila euro.

Al momento Gabriele Gravina si è riservato un atteggiamento attendista. Nulla dal punto di vista tecnico. Avrebbe deciso di riservare al futuro la costituzione di parte civile. Come di promuovere eventuali azioni di responsabilità. Il processo è partito dalla relazione del sub-commissario Dino Feliziani. Sarebbero emersi anche altri reati, con responsabilità enormi sia di Macalli che del Collegio Sindacale. Come di altri. Non bisogna dimenticare, infatti, che la Lega di serie C è una associazione senza scopo di lucro e senza personalità giuridica. Sta a significare che gli amministratori sono tutti illimitatamente responsabili per i danni che provocano e per le eventuali omissioni che causano pregiudizio al patrimonio sociale.

Qui non si tratta di “vendette”. Si tratta di recuperare denaro sottratto alla disponibilità dei club di categoria. Si tratta anche di recuperare credibilità.

Riecheggiano, al proposito, i proclami elettorali contenuti nel programma Gravina, di 144 pagine, del dicembre 2015. “Il diritto di candidarsi dopo anni di opposizione a Macalli, la prospettiva delle riforme, la trasparenza …”.

“Parlerò con tutti, tranne che con Lotito” tuonava l’allora candidato. Risultato poi largamente vincitore. I tempi sono difficili, nulla da eccepire, ma gran parte di quei proclami sono rimasti tali. 

La Lega è in carente attenzione da parte dei media. Riforme sostanziali non se ne sono viste, se non il mutamento del nome. Soldi pochi. Minacce di sciopero sì, deliberate dalla assemblea e poi bloccate. Come di dimissioni da Presidente. 

C’è purtroppo da registrare che, nel complesso, si sono fatti passi indietro. 

Vedi il capitolo Lotito. L’unico escluso dal dialogo, per il quale si parla insistentemente di un riavvicinamento. Come gli strani incontri avvenuti con personaggi del mondo della comunicazione con i quali sarebbe forse meglio non intrattenere rapporti. 

Le azioni in nome della trasparenza e di accertamento delle responsabilità? Non pervenute. Catenaccio non è più Presidente del Collegio Sindacale ma dorme sonni tranquilli. Nessuna azione risulta essere stata ancora promossa. Gravina ha confidato che si riserva. Eventualmente. In futuro. Di gestione collegiale e trasparente (è sempre il programma elettorale che parla) non vi è traccia. 

L’ultimo episodio è legato alle vicende delle fidejussioni “Gable” (Compagnia fallita). Riguarda il rifiuto di accesso agli atti compiuto ai danni della Vibonese, del Racing Roma e del Forlì.

Una breve premessa. 

La storia delle fidejussioni “Gable” per la Lega Pro ha rappresentato un percorso pericoloso e ad ostacoli. Mistero su chi abbia consigliato alle società di rivolgersi alla Gable. E’ accertato che a settembre 2015 l’Organo di Vigilanza (Ivass) comunicò il fallimento della società del Liechtenstein. 

Qualche imbarazzo per la Lega? Nessuno. 

Si dichiara in un apposito comunicato, del 20 Settembre, che “quanto comunicato da IVASS in data 16 Settembre 2016, non inficia la validità dei contratti stipulati”. 

Sorprese, all’epoca, che l’Istituto di vigilanza sulle Assicurazioni dichiarasse il fallimento della Compagnia e si emettesse un comunicato affermando che tutto andava bene. Ci si domandava chi avrebbe pagato in caso di necessaria escussione.

Ovviamente la realtà era ben diversa. 

La Federcalcio pochi mesi dopo, ordinò infatti la sostituzione delle polizze entro il 31 gennaio 2017 (C.U. Figc n. 97/A), pena il deferimento e le sanzioni. Non una bella figura per la Lega Pro che aveva tentato di salvare l’impossibile.

Ma torniamo alle società che hanno convenuto in giudizio la Lega innanzi al massimo Organo della Giustizia Sportiva. 

Vibonese, Racing Roma e Forlì retrocesse sul campo, avevano richiesto di verificare alcune voci riguardanti la mancata sostituzione della polizza del Messina, entro il termine del 31 gennaio scorso. La sostituzione delle polizze, con altre coperture assicurative valide, non era e non è solo un fatto formale. Serviva a garantire i calciatori e tutto il debito sportivo. 

Risulta che il Messina abbia sostituito la polizza con altra, della società Argo Group S.E., ma non abbia provveduto al pagamento del relativo premio. La conseguenza sarebbe l’inoperatività della stessa. 

Il Messina risultava, come ancora risulta, totalmente scoperto. Era di conseguenza corretta e meritevole di interesse, la richiesta delle tre retrocesse, Vibonese, Racing e Forlì di poter verificare la correttezza dell’operato del Messina. 

La risposta “trasparente” della Lega, in barba alla Legge 241/90, è stata di rifiuto. Da qui il ricorso delle tre società, dello scorso sette luglio, al Collegio di Garanzia del Coni. Il Messina in sintesi non ha sostituito le fidejussioni ed è, tutt’ora, senza garanzie. 

Viene spontaneo chiedersi per quale motivo si è voluto impedire alle tre società di verificare la regolarità del Campionato. Per di più il Messina è fra le società ancora a rischio iscrizione. Nel caso che non riuscisse a completare l’iter delle licenze nazionali, si troverebbe nei dilettanti. In quel caso ci sarebbe da accertare come si dovrebbe pagare tutto il debito sportivo.

Con la fidejussione Gable?

Uno scenario certamente non edificante, fatto di responsabilità della società e di chi avrebbe dovuto controllare la regolarità del campionato. 

In questi atti non emergono la trasparenza ed il dialogo, manifestati in quel programma elettorale. Costringere tre società a rivolgersi al Coni, appare ancora come un episodio di “macalliana” memoria.

Un’era contestata che ci si augurava, invece, fosse definitivamente tramontata.