Un progetto per restituire dignità alla categoria “dimenticata” dei direttori sportivi. Il cancro delle combine ha un unico rimedio: stop alla scommessa singola

 di Vittorio Galigani  articolo letto 2867 volte
V. GALIGANI
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
V. GALIGANI

Direttori Sportivi e collaboratori. Professioni bistrattate da norme approssimative e sminuite dal comportamento di molti presidenti. Categorie che, nelle pieghe della riforma del sistema, chiedono maggiore attenzione, rispetto e tutela. Un “mondo” dove imperversano abusivi, squalificati ed infiltrati. Possono essere allenatori, procuratori, venditori di fumo. Ce n’è per tutti. Tutti con l’acquiescenza e le debolezze, appunto, di taluni presidenti. Tutti “mascherati” sotto qualifiche mai riconosciute dalle norme: responsabili dell’area tecnica e consulenti di mercato, sono le più frequenti.

Accade principalmente in Lega Pro ed in serie D. Esistono esempi eclatanti frutto di norme carenti e approssimative. Un esempio fra tutti. Tra i dilettanti un allenatore professionista è tutelato da un contratto adeguato al diploma conseguito, al direttore sportivo (diplomato, alla stessa stregua, presso il Settore Tecnico della Figc) i regolamenti non concedono lo stesso trattamento. Una disparità inconcepibile. Un vuoto abnorme nel diritto sportivo. 

La professione dei direttori sportivi, con il passare degli anni, è radicalmente cambiata. Svilita da consuetudini, pessime, che hanno avuto il sopravvento. E' purtroppo rimasta l'unica, riconosciuta dalla Federazione, trascurata e mai tutelata nei suoi diritti. Una componente della quale non s'è mai interessato nessuno. Una considerazione, questa, che non vuole essere polemica, ma che rappresenta una realtà inconfutabile.

Recentemente, proprio in funzione di tale vuoto, è stato costituito un gruppo di lavoro interessato alla soluzione delle problematiche della categoria. Un “movimento” nato sulle ceneri di tante esperienze negative. E’ stato aperto un tavolo di confronto con la presidenza federale. Carlo Tavecchio si è dimostrato disponibile al dialogo. 

L’Adicosp (Associazione direttori sportivi e collaboratori), questa è la denominazione, si è prefissa di rappresentare alle Istituzioni del calcio una serie di iniziative volte al rispetto ed alla tutela della qualifica. Opererà confrontandosi con la base, chiedendo la collaborazione del “Palazzo”, per un futuro migliore della categoria e per i tanti giovani che, anche a costo di notevoli sacrifici finanziari, hanno frequentato le aule di Coverciano e si sono diplomati all’Università del calcio. Gli iscritti sono già in numero consistente. Il confronto con la base è già avvenuto, con successo, in diverse Regioni del territorio nazionale. Il prossimo 10 aprile è stata convocata, a Roma (Hotel Midas in via Aurelia 800), l’assemblea  ordinaria. Per il rinnovo delle cariche sociali e per esporre pubblicamente il proprio programma. Ci sono tutti i presupposti per aprire un nuovo percorso. Con eccellenze adeguate. Per garantire la massima applicazione nel risolvere, concretamente, i tanti problemi, sin qui trascurati, che affliggono la categoria.

Scommesse. Grande nostalgia del Totocalcio, quando, per vincere, si dovevano indovinare, in contemporanea, 12 o tredici risultati. Il proliferare odierno di tanti dubbi, sulla regolarità di alcune partite, merita una attenta riflessione. Le regole del gioco, dettate dal “banco”, concedono di puntare anche su una sola gara. Le probabilità di concordare il risultato sono illimitate. Intervengono anche interessi economici, di malavita, totalmente estranei al mondo del calcio. Le molteplici indagini, recenti e passate, nelle quali sono impegnate diverse Procure della Repubblica, italiane ed il coinvolgimento nei fatti di alcuni tesserati, spesso dimostrato, mina la credibilità dell’ambiente. Basta un risultato a sorpresa, inaspettato, per alimentare, nella massa, tanti dubbi. L’incertezza sulla verità degenera spesso in violenza. Le ultime settimane ci hanno “regalato” diversi cattivi esempi. Eclatanti.

L’ultimo arriva dalla Spagna. Un italiano, tale Filippo Di Pierro, allenatore non abilitato (andava in panchina come magazziniere) dell’Eldense (terza divisione iberica), è stato recentemente arrestato. E’ accusato dalla “Junta Directiva” del club e da alcuni suoi stessi giocatori di aver recitato un ruolo determinante in una probabile combine. Il tutto in riferimento alla sconfitta patita dalla sua squadra, per 12 a 0, contro il Barcellona B. Sulla regolarità della gara sono accesi i riflettori della giustizia spagnola e non solo.  Nel club sono interessati alcuni investitori (si fa per dire) italiani, volti tristemente già noti dalle nostre parti (Marche ed Abruzzo), intorno ai quali si schiudono scenari inquietanti. Si ipotizza il loro coinvolgimento in interessi di calcio scommesse. Sarebbe veramente il ripetersi di una vicenda deprecabile. Il ripetersi di una brutta storia. Purtroppo ne sentiremo riparlare negativamente. 

Fosse accertato l’illecito sarebbe l’ultimo, in ordine di tempo, che evidenzierebbe quanto sia facile giungere, oggi, alla scommessa/combine su un’unica gara. Un  evento che appare impossibile da sconfiggere nel presente. 

Per un futuro migliore una soluzione potrebbe esserci con l’intervento, appropriato e mirato, delle autorità preposte. Tale da imporre l’obbligo della scommessa su un numero minimo di sei partite. Non è l’uovo di Colombo. Potrebbe rappresentare un ottimo deterrente a tutti i possibili accordi trasversali, di qualsiasi tipo. Difficile infatti immaginare che ci siano “organizzazioni” talmente potenti, in grado di poter controllare e condizionare l’andamento di un gruppo di gare così consistente.

Diminuirebbero, probabilmente, gli scommettitori, ma ne guadagnerebbe, senza dubbio, il calcio. Il sistema tornerebbe ad essere più regolare e attendibile. Indubbiamente. Con grande soddisfazione di chi, innamorato del gioco più bello del mondo, vuole continuare a credere che non è per un rigore sbagliato che si giudica un giocatore.