Troppa quantità, poca qualità. Stop a intrallazzi, abusivi e improvvisazione: la “mission” di una riforma che non può aspettare

 di Vittorio Galigani  articolo letto 2557 volte
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Troppa quantità, poca qualità. Stop a intrallazzi, abusivi e improvvisazione: la “mission” di una riforma che non può aspettare

Al tirar delle somme cambia tutto, ma non cambia nulla. Nel senso che di confusione ce n’è, tanta, anche in questa stagione. Agli inizi di dicembre è fallito il Lecco, in serie D. Il Como (Lega Pro) da tempo dichiarato fallito è tutt’ora in gestione provvisoria ed in attesa… di? In serie B la situazione del Pisa è, a dir poco, tragica. Una gestione incancrenita e aggravata dal mancato pagamento di emolumenti e contributi. Scadenze non rispettate, deferimenti e punti di penalizzazione in arrivo. Il campionato di serie B, allo stato attuale delle cose, risulta certamente falsato. Iniziando da quella famosa trasferta “vietata” a Terni.

La parola d’ordine che impera è: alzare l’asticella della qualità. Un intento encomiabile che solleva però  delle grandi remore. La serie A non accetterà mai di ridurre il proprio organico. 20 sono e venti vorranno rimanere. Sono in effetti i “padroni” del calcio italiano, la categoria che “produce” soldi veri, desiderano proteggere le loro finanze. Sarà mai possibile ridurre l’organico della massima serie a 18 squadre?

Più probabile che le riforme riguarderanno esclusivamente Lega Pro e Serie B. Il progetto prevede interventi sulla qualità, appunto. Ci si è imposto un termine di tre anni. Un tempo interminabile considerando la velocità degli eventi e delle mutazioni dei programmi.

Un progetto che non è condivisibile. Il tempo acuisce gli affanni generali del presente, non li potrà mai rimediare. In serie B non soltanto il Pisa accusa sofferenze. Almeno altri tre club si gestiscono in grave carenza patrimoniale. Le 60 squadre in Lega Pro non hanno una futura proiezione economica certificata. Si è sempre sostenuto che la terza serie professionistica “lavora” in perdita. Con un disavanzo generale di 90/100 milioni annui e con i ricavi preventivati la gestione di molte società non sarà mai sostenibile. Inevitabile, rispettando le regole di una qualità migliore, che qualcuno rimanga a terra senza risorse.

Ma la “sostenibilità” non si ferma al mero aspetto economico. Coinvolge in molti casi le infrastrutture. Stadi inadeguati. Organigrammi sui generis. Utilizzo di soggetti inibiti. Mancato rispetto delle norme.

Abbiamo ampiamente trattato l’anomala situazione di Parma per quanto attiene la direzione sportiva. La realtà della Casertana è peggiore. Beppe Materazzi, allenatore (non ha presentato richiesta di sospensiva) facente funzioni di direttore generale. Funge da direttore sportivo, mascherato sotto la denominazione di consulente, tale Aniello Martone. Non è in possesso della qualifica riconosciuta dal Settore Tecnico. Un agente di calciatori, Luca Pensi, svolge mansioni di consulente di mercato. Tutti inseriti, in bella evidenza, nell’organigramma della Società. Sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che, tra di loro, si faccia uso di  “zainetti”. Beppe Materazzi la scorsa stagione aveva ricoperto lo stesso ruolo in quel di Siena. A settembre (fonte gazzetta.it) avrebbe dovuto allenare la squadra femminile della Lazio. In grande sintesi, il trionfo dell’abusivismo.

Anche in questa situazione, “more solito” l’Adise si sta dimostrando indifferente. Non per questo che gli Organi addetti al controllo stiano facendo di meglio.

Si parlava dell’asticella della qualità da innalzare. Indispensabile per fare pulizia di un ambiente purtroppo taroccato. Al rilascio delle prossime licenze nazionali si potrà verificare la bontà del progetto. Il controllo delle prime cartine di tornasole. Oggi si convive in un miscuglio di ruoli dove l’intrallazzo è quotidiano. Vige tra gli allenatori, i segretari, i match analysis, i direttori sportivi. Le responsabilità maggiori sono di alcuni presidenti. Loro, che dovrebbero operare con il massimo rispetto delle regole, sono i primi a permettere che le stesse vengano trasgredite. L’esempio di Caserta è emblematico. Una “new entry” la proprietà di quel club. Con un inizio veramente… confortante!! 

Non è invece remota la sensazione che per mantenere l’organico (inutile) delle 60 squadre ci si metta il paraocchi anche all’atto delle iscrizioni al prossimo campionato. Sulle fidejussioni “Gable”, per esempio, nessuno ha responsabilità, ma una mente fertile che si è premurata di consigliare quella compagnia alle venti Società di Lega Pro ci deve pur essere. Lo strano è che la Gable, a maggio scorso, aveva dichiarato una perdita di bilancio pari a 25 milioni di euro. Guarda caso. Non se ne era accorto nessuno. 

Sui dieci club ripescati ci sono da fare delle considerazioni. Al giro di boa soltanto tre sono, al momento, fuori dalla zona retrocessione. Melfi, Vibonese, Reggina, Forlì, Fano, Racing e Lupa Roma sono tutte invischiate, nei rispettivi gironi, nelle zone basse della classifica. La dimostrazione di una palese carenza nei programmi finanziari e nella gestione sportiva. Una invasione virale che rischia di nuocere alla categoria.

L’assemblea delle Società ha provveduto ad approvare il bilancio. Sono state smentite tante cose delle vecchie governance. Alcune anche del Commissario Miele. In chiusura si è registrato un avanzo di circa 2,8 milioni di euro. Non è cosa da poco in questi tempi di magra. Gabriele Gravina, nel rispetto della linea politica che lo contraddistingue, li ha messi, nella disponibilità, sotto l’albero di Natale. Una sorpresa piacevole. Un “cadeau” inaspettato. A breve saranno ripartiti tra tutti i club come parziale restituzione della tassa di iscrizione al campionato.

Sulla volontà dello stesso Gravina di candidarsi alla presidenza Federale nutriamo dubbi. Al presidente di Lega Pro non piace il rischio in generale tantomeno quello di perdere. Sembra più una mossa strategica messa lì in attesa degli eventi. Un diversivo di disturbo. Con lo scopo di “rifocillare” la Lega Pro di risorse economiche migliori per poi, a risultato ottenuto, compiere una retromarcia pilotata.

Con una riflessione. 40 squadre divise in due gironi. Rivisitazione dell’utilizzo dei giovani. Un significato più appropriato al termine “valorizzazione” che non deve essere limitato alla “copertura” dei soli costi di gestione. Con una conseguente riforma totale del calcio dilettantistico. 

E’ giusto dover attendere tre anni?