Tommasi, sciopero mai! Riforme urgenti per una C sostenibile. I club versano al Fondo di Solidarietà lo 0,5 che trattengono ai calciatori?

 di Vittorio Galigani  articolo letto 4456 volte
Vittorio Galigani
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Vittorio Galigani

Questo sciopero non si deve fare. Rappresenterebbe la sintesi, pessima, di tutte le brutte figure al quale è stato esposto il calcio di Serie C negli ultimi anni. Sarebbe certamente una cocente sconfitta. Generale. I più esposti/colpiti, dalla brutta figura, sarebbero proprio i calciatori ed il loro sindacato.

Non si può pensare che i problemi, da tempo irrisolti, trovino la spinta per la loro soluzione con il fermo/rinvio dell’inizio dei campionati. Inutile lanciare gli allarmi se poi non si propongono/consigliano le soluzioni del problema. Il calcio avverte da tempo la necessità di ragionare a sistema. E’ l’invito, improcrastinabile, di far  sedere/confrontare ad un tavolo di concertazione tutte le componenti. Calciatori inclusi.

Su quel “tavolo” rimane, irrisolto nel tempo, un problema di fondo. La Serie C a 60 squadre non è più sostenibile. Lo stanno a dimostrare le ripetute radiazioni ed i fallimenti registrati negli ultimi anni. La necessità di ricorrere pedissequamente ai ripescaggi. Un palliativo pesantemente bocciato dagli eventi. La gestione globale di quei 60 club chiude annualmente con circa 90 milioni di passivo. Impensabile perseverare/insistere su quel percorso.

Carlo Tavecchio nel suo programma elettorale ha tracciato le linee della riforma. Indispensabile attuarla nel corso del suo mandato. Difficile arrivare a una compressione della Seria A (male accettata dalla categoria), ma una serie B a 18 ed una Serie C a 36/40 squadre (divisa in due gironi) rappresentano un obbiettivo imprescindibile. I prossimi tre anni saranno determinanti. Si giungerebbe a una più equa ripartizione dei fondi. Con una gestione autonoma. Con i club finalmente patrimonializzati. Sarebbero scongiurate le brutte figure degli ultimi anni, i fallimenti ed gravi i problemi di natura finanziaria. Sarà indispensabile “oliare” i meccanismi. Identificare quelli migliori per giungere alla soluzione più idonea.

Nel contesto generale va introdotta anche la riforma dei campionati di serie D. L’istituzione di quella nuova categoria cuscinetto auspicata da Carlo Tavecchio, nel suo programma elettorale, di concerto con Cosimo Sibilia. Un passaggio determinante. Un torneo di elite gestito/organizzato appunto dalla Lega Dilettanti per la “formazione” al professionismo dei club più meritevoli.  Reso sostenibile con una adeguata defiscalizzazione che permetterebbe ampio respiro finanziario ai club iscritti. Andrebbe a rimpinguare il numero delle Società. Ne trarrebbe vantaggio la categoria dei calciatori, verrebbe implementato l’utilizzo dei suoi associati. Sarebbero disponibili più posti di lavoro. In questo campionato, allora, sì che si potrebbe valutare la possibilità di limitare l’utilizzo degli over.

Questo sciopero non si deve fare. Il sindacato calciatori deve comprendere che le strade da percorrere, per ottenere sicurezza e garanzie, sono altre/ diverse. Il Fondo di Solidarietà, per esempio, istituito soltanto da alcuni anni (in sostituzione del Fondo di Garanzia, messo in liquidazione). Dovrebbe essere sostenuto, lo prevede lo statuto, dallo lo 0,5 per cento che le Società trattengono sulle retribuzioni dei calciatori. Bene. Dovrebbe. Perché la trattenuta viene certamente operata. Sul trasferimento di quel denaro al Fondo si nutrono invece seri dubbi. Tanto che le sue casse risultano essere “prosciugate”. L’attenzione dell’Aic (e delle Leghe) farebbe pertanto bene a concentrarsi su quell’argomento e su quelle cifre che confluirebbero sul conto, secondo i bene informati, solo simbolicamente.

La presidenza federale, per rimpinguare quella cassa ed in considerazione delle necessità impellenti ha già dato disponibilità per l’elargizione, una tantum, di una somma importante. Dimostrazione di sensibilità e buon senso. Di apertura al dialogo. La destinazione di quel denaro competerà poi al Cda del Fondo di Solidarietà costituito da rappresentanti delle Leghe e della stessa Associazione Calciatori. Certo è che, come è buona usanza, non bisogna mai tirare troppo la corda.

Sulle ulteriori richieste avanzate dal sindacato calciatori, in riferimento alle fidejussioni, non va sottovalutato il parere espresso dall’Antitrust che ha aperto ai contratti  stipulati con le compagnie assicuratrici. Imponendolo alla Federcalcio. Ora un conto è controllare un Istituto di Credito, tramite la Banca d’Italia, altro i broker (anche stranieri) tramite l’Ivass. Il problema è regolamentare. Latina e Messina non avevano sostituito le fidejussioni. Andavano presi provvedimenti drastici. Le Leghe di competenza, in primis, dovevano intervenire. Appare evidente che, per la regolarità dei campionati, alcune norme vanno cambiate  ed anche in questo caso il “palazzo” ha già aperto alle necessarie innovazioni.

Arrivare alla penalizzazione, nel campionato in corso, per le inadempienze finanziarie riscontrate e relative al bimestre gennaio-febbraio, appare già molto più di una semplice possibilità. Risulta che la presidenza federale, nel merito, si sia già attivata. Mai dimenticando che i vertici della Lega di Serie C, per quanto riferito alle carenze finanziarie della Maceratese, del Mantova, del Messina e del Como, erano perfettamente a conoscenza. Il riconoscimento di una tutela in favore dei club virtuosi era indispensabile. Meglio ancora, dovuto. Il Lumezzane paga la retrocessione per aver perso sei punti negli scontri diretti proprio contro la Maceratese. Il Messina, sanzionato a dovere in merito alla fidejussione, avrebbe salvato la Vibonese che, in base al regolamento ed ai punti di vantaggio sulla penultima in classifica, non avrebbe neppure disputato i play out. In quei casi il sindacato dov’era?

Al tirar delle somme il contendere reale dell’assocalciatori è imperniato sulla decisione adottata dalla Lega di Serie C di ridurre da 16 a 14 il numero degli over da mantenere in rosa. Sembra non ci possa essere possibilità di mediazione. Gabriele Gravina, sull’argomento, appare irremovibile. Il Consiglio Federale e Tavecchio, in questo caso, non hanno potere se non quello di consigliare, a Lega e Sindacato calciatori, l’uso della ragione. Al di là delle tante argomentazioni prodotte sul numero, sul rating e sull’uniformità alle norme europee ci piace esprimere un parere.

Non può essere condivisibile il fatto che un ragazzo nato nel 1994, di appena 23 anni, debba già considerarsi “vecchio” per quella categoria. Si riuscisse ad alzare quell’asticella molti problemi potrebbero risolversi automaticamente. D’incanto. Che possa rivelarsi come l’uovo di Colombo?

Ed in ogni caso, nella società civile, sciopero mai!