Serie C a 56 squadre. Stop ai ripescaggi, ha vinto il buon senso, ma Gravina ne esce sconfitto!

 di Vittorio Galigani  articolo letto 8551 volte
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© foto di Ninni Cannella/TuttoLegaPro.com
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Alla resa dei conti ha vinto il buon senso. E ’prevalsa la linea Tavecchio. Il Presidente federale ha fatto valere le giuste ragioni che hanno condotto a questa decisione. E’ stato ottimamente supportato da Cosimo Sibilia in nome del sistema centrale della Lega Nazionale Dilettanti. Inutile riaprire la chiama per i ripescaggi quando tutti gli anni si debbono registrare importanti defezioni all’atto del rilascio delle licenze nazionali. 

Il format, per questa stagione, si ferma a 56 club. 

Anche il Rende si è dovuto arrendere dinanzi alle difficoltà incontrate nella stipula dei contratti fideiussori. Chi si proponeva/candidava per il ripescaggio accusava precedenti gravami disciplinari, illeciti o aveva già usufruito di doppio recupero nel recente passato. E’ stata una ulteriore conferma sulla necessità di stringere i cordoni.  Una decisione che si appalesa anche come l’inizio di una nuova era. Dalla prossima stagione si potrà valutare una interessante situazione. Innovativa. Auspicata nel recente passato.

L’inizio di nuovo percorso che contribuirebbe a dare maggior lustro alla categoria. Alcuni top club della massima serie, Milan, Inter, Juventus e Roma, avrebbero già dato la loro disponibilità per far giocare le loro seconde squadre nella terza serie.

La Serie C a 56 squadre non è la sconfitta del sistema. E’ il primo passo verso un calcio economicamente più solido. La selezione naturale, indispensabile, in una categoria che necessità di riacquistare credibilità. Gli ultimi, pessimi, esempi di Mantova, Messina e Como, per non parlare della tragica situazione del fallito Latina, non debbono più ripetersi.

L’Associazione calciatori che ha visto molti suoi tesserati penalizzati sotto il profilo finanziario, da quelle e da altre situazioni, dovrebbe battersi principalmente per la tutela economica dei suoi associati. Un titolo indispensabile per il mantenimento delle famiglie. Inutile battere i pugni sui tavoli, o abbandonare le adunanze, per i posti di lavoro quando poi, come riscontrato, a fine mese ci sono Società che non onorano gli impegni assunti e non pagano stipendi e contributi. Sarà bene, al proposito, rammentare che il Fondo di Solidarietà, appositamente istituito, ha erogato competenze, nella ridicola misura dell’8 per cento, relative a stagioni di cinque anni addietro. Riteniamo che Tommasi dovrebbe battersi più a tutela degli over, ottenendo di riportarli a 16/17 per ogni squadra, piuttosto che impegnarsi sull’argomento ripescaggi.Un palliativo utilizzare il denaro ricavato dai ripescaggi per far fronte al pagamento di retribuzioni delle società inadempienti. Non sarebbe neppure stato rispettoso nei confronti di tutti gli altri club.

Quella odierna una sonora sconfitta per il Presidente Gravina.  Aveva lanciato nei giorni scorsi una campagna per salvare il format. Nel Consiglio Federale le varie componenti hanno respinto la proposta di riconfermare le 60 squadre, con la sola eccezione dell’Associazione italiana calciatori. Una sonora sconfitta politica per Gravina, per una campagna iniziata con colpevole ritardo, senza cercare prima le indispensabili condivisioni con gli attuali dirigenti federali. 

Una battaglia improvvisata. Non a caso da queste pagine avevamo parlato, da tempo, di un Gravina distratto. 

E’ forse giunto il momento per qualche riflessione più approfondita su chi oggi è al comando della Serie C. Un format “azzoppato” con le inevitabili ripercussioni sulla composizione dei gironi e sulle norme che regoleranno le retrocessioni.

Con l’aggiunta di altri problemi irrisolti. Altro che rilancio della categoria. Atteggiamenti e scelte inspiegabili e un po’ dittatoriali, che ricordano in maniera più contenuta un certo modo di condurre la Lega che ci auguravamo fosse terminato. 

Il ragionier Macalli (condannato in sede sportiva, dal TAR del Lazio e oggi alle prese con un delicato processo penale per appropriazione indebita (!) innanzi al Tribunale di Firenze) era solito dire “La Lega sono io” e per 18 anni ha imposto la sua volontà sopra tutto e tutti. Adottando una serie di comportamenti sicuramente poco condivisibili. 

Ci si augurava che la gestione Gravina, per anni grande oppositore del ragioniere cremasco, portasse veramente qualcosa di nuovo nel movimento. La realtà, ad oggi, è ben diversa. 

Il “peso” della Serie C (un cambio di nome frutto della volontà di smentire le  scelte di Macalli), in ambito federale è pari a zero, come dimostra inequivocabilmente l’esito dell’ultimo Consiglio. 

La stampa ed i “media”, in generale, hanno completamente abbandonato la Lega.

Sul fronte interno di gestione, giace una serie di problemi irrisolti. 

La sede, gioiello di architettura e di storia, è oggetto di esecuzione da parte della curatela fallimentare di Napoli, per cui oggi la Lega paga sia un consistente affitto che il mutuo alla banca, come se ne fosse ancora proprietaria (?!). 

Le risorse della Federcalcio risultano essere state tagliate, tanto da spingere l’assemblea delle società a proclamare uno sciopero. Promesse tante, risultati pochini. Con scelte e comportamenti, da piccolo Macalli, secondo un disegno che non può essere condiviso.

“Una volta arrivato al potere, si fa come dico io”. 

Infatti. Si nega l’accesso agli atti ad alcune società che volevano capire bene la storia delle fidejussioni del Messina. In barba alla famosa trasparenza tanto sbandierata in campagna elettorale. 

Altre scelte francamente incomprensibili, come quelle di imporre nella struttura, un nuovo Direttore Generale. Un giovane, il dottor De Luca, privo della necessaria esperienza per un ruolo così delicato. Si parla di un suggerimento, in tal senso, di Claudio Lotito. Con il “Magno” sempre alla ricerca di potere e di piazzare amici nei posti che contano. 

Aspettiamo volentieri il nuovo Direttore Generale alla prova di gestione delle problematiche interne ed esterne. L’inizio, in verità, è stato a dir poco timido. 

E ancora. Si è scelta Pescara per la presentazione dei calendari. 

Città bellissima, ne coltivo ricordi stupendi, ma francamente sfugge il legame con la Lega Pro. La presentazione andava fatta e Firenze, magari a Palazzo Vecchio, come accaduto in passato. Anche la tradizione e l’immagine hanno la loro importanza. La scelta di Pescara sembra frutto di interessi regionali, propri e non della Lega. Queste decisioni, che in qualche modo ricordano Macalli, non hanno certamente un futuro.

Gravina aveva annunziato da mesi, a tutte le società riunite in assemblea, che avrebbe lasciato la Lega per motivi personali. Non se ne è saputo più nulla. 

Che sia giunto il momento di pensarci seriamente?