Ripescaggi, una sola chiama anche in carenza di format. Catanzaro appeso alla deposizione di Cosentino. Imprevedibile tempesta su Prato. Rischio rinvio in B e C

 di Vittorio Galigani  articolo letto 19806 volte
Vittorio Galigani
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Vittorio Galigani

Ripescaggi in Serie C. Uno degli argomenti più attuali di una estate rovente. Non solo per le particolari condizioni climatiche. Le disparate interpretazioni che si vogliono dare alla norma, risultano arbitrarie e prive di fondamento. Rappresentano il tentativo di recupero disperato, in diversi casi impossibile, di diverse piazze che ambiscono ancora alla categoria professionistica.

All’appello delle iscrizioni sono venuti meno cinque club. Latina (dichiarato fallito) Como, Maceratese, Mantova e Messina. La regola, nello specifico, è di una chiarezza estrema. Oltre al rispetto delle procedure previste per l’iscrizione al campionato , per accedere al ripescaggio occorre un versamento, in contanti, di 300 mila euro (fondo perduto) ed una fidejussione, bancaria o assicurativa (di compagnia riconosciuta da Ivass) di 200 mila. Non sono previsti versamenti rateizzati. Ci sarà una sola chiama da parte della Federcalcio. Anche nell’ipotesi che non venga raggiunto il format di 60 squadre. Allo stato attuale le società più accreditate sarebbero Triestina e Rende.

Tutte le attuali tesi di “riammissione” rimangono, pertanto, nel campo virtuale delle ipotesi. Certo è che il “pasticciaccio” Messina (ha giocato tutto il campionato senza copertura fideiussoria) alimenta non poco le polemiche. In più sedi ci si auspicava che i vertici della Lega fossero intervenuti con maggiore attenzione sulla vicenda. Nei modi e nei tempi. Dal punto di vista sportivo nulla da obiettare, la squadra in campo ha fatto il proprio dovere.  In quello regolamentare la classifica finale del girone C risulta certamente falsata. Con una domanda in appendice: sarebbe giusto utilizzare la somma rinveniente dai ripescaggi, di competenza della Lega di Serie C, per pagare gli stipendi, in carenza, dei tesserati del Messina ed altre?

Money Gate e illeciti sportivi. L’arrivo a Catanzaro di Francesco Maglione è coinciso, casualmente, con l’accelerazione dell’indagine sportiva legata all’attività investigativa della Procura di Palmi. Sono coinvolte Avellino e Catanzaro per un presunto accordo, di illecito, riferito al campionato 2012/13. Segnò la promozione in B degli irpini. Notevole l’attività di indagine della Procura Federale. Molti gli interrogati. Sulla vicenda potrebbe risultare determinante la deposizione di Giuseppe Cosentino, ex presidente dei giallorossi, prevista per giovedì 27 luglio prossimo. Ove le due società fossero deferite per responsabilità diretta rischierebbero, entrambe, la retrocessione. Da evidenziare che il presunto accordo, sul pareggio, fu disatteso sul campo. L’Avellino vinse uno a zero con rete di Zigoni. La deposizione di Cosentino permetterà anche di far luce sulla presunta erogazione di compensi in nero a suoi tesserati dell’epoca. Incombe il pericolo di penalizzazioni anche drastiche (per i club) e squalifiche, anche pesanti, per tutti i tesserati coinvolti nella vicenda. Anche per chi avesse eventualmente percepito compensi in nero.

Nel merito dei tempi di esecuzione, la Procura Federale si sarebbe espressa rassicurando sulla rapida conclusione dei procedimenti. Manca però soltanto poco più di un mese dall’inizio dei campionati. Sabato 26 agosto inizierà il torneo di serie B ed il giorno successivo quello di Lega Pro. I deferimenti (se ci saranno) debbono essere ancora notificati. Logicamente. Appare al momento improbabile che si possa andare a sentenza, in due gradi di giudizio, nel volgere di così breve tempo. La tradizione sportiva delle due piazze merita certamente la massima attenzione. La regolarità dei campionati e la tutela di tutti gli altri  club (terzi interessati), la indispensabile osservanza delle procedure. Un banco di prova di non poco conto per gli Organi, della giustizia sportiva, preposti al rispetto delle regole.

Una “tempesta” si sta abbattendo anche sul Prato. Non una bella cosa per Paolo Toccafondi. Gli investigatori della Squadra Mobile della città toscana stanno portando alla luce imbarazzanti situazioni di immigrazione clandestina e frode sportiva. Due filoni di inchiesta che stanno squassando il Prato calcio. False maternità e documenti “taroccati”  per far approdare in Italia, a scopo di lucro, giovani promesse provenienti dalla Costa d’Avorio e dal Senegal. In aggiunta alla probabilità che siano anche  state truccate una serie di partite di Lega Pro e dei campionati dilettantistici della Toscana. Tra queste risulterebbe esserci il confronto play out, dell’ultima stagione, tra Prato e Tuttocuoio, che determinò la rocambolesca salvezza dei primi. Coinvolto, appunto, anche Paolo Toccafondi al quale è stata notificata l’interdizione alla gestione del club. Con lui sono altri tre dirigenti dei lanieri. Risulterebbe che ci siano delle intercettazioni telefoniche che li inguaiano. Tutti. Il procuratore federale ha già chiesto la trasmissione degli atti.

Questa la cronaca dei fatti. Nel merito una bruttissima vicenda. Ci si augura che Paolo Toccafondi sappia dimostrare la sua estraneità ai fatti. La sua famiglia ha segnato la storia del club toscano. Una sua uscita indecorosa non gli  renderebbe merito. Rimarrebbe una macchia indelebile. Verrebbero cancellati, con un colpo di spugna, i  sacrifici fatti, anche da suo padre Andrea, nel corso degli anni. In ogni caso si è scritta una brutta pagina. Ove le responsabilità dirette fossero accertate appare inevitabile la cancellazione del club dai campionati professionistici.

Rappresenterebbe una ulteriore sconfitta, l’ennesima, per tutto il sistema. Con una considerazione, legata sia ai fatti della Procura di Palmi, che agli altri, più recenti, di Prato. Non fossero sufficienti i tempi per la pronuncia dei giudizi, si potrebbe rischiare il rinvio di una, eccezionalmente due settimane, per il via dei campionati di Serie B e C.