Ombre in Lega Pro: stadi bui, sviste arbitrali, club in rosso, dirigenti improvvisati. Zavettieri facilone. Eziolino, "benvenuto al Nord"

 di Vittorio Galigani  articolo letto 5871 volte
Vittorio GALIGANI
© foto di Ninni Cannella/TuttoLegaPro.com
Vittorio GALIGANI

Non è vero che tutto va bene in Lega Pro. Gabriele Gravina sta rimediando e sta rimettendo in rotta una barca che stava andando, maldestramente, alla deriva. Un compito improbo, certamente. Una sterzata a 360 gradi, la sua, che sta dando risultati positivi. Una “bonifica”  che solo qualche mese addietro era impensabile realizzare. Ci sono però alcuni aspetti nella gestione dei singoli club che vanno attenzionati con la lente di ingrandimento. Riguardano vicende economiche, sportive, della logistica e delle infrastrutture. Coinvolgono comportamenti degli addetti. Dirigenti, direttori ed allenatori. 

Le gare in notturna. Poniamo l’accento su alcuni impianti di illuminazione, che al controllo degli ispettori saranno anche risultati nel rispetto della norma. La realtà ci ha dimostrato che in alcuni impianti si gioca nella “penombra” più assoluta. Non tutti i fari vengono accesi e grandi fette di campo rimangono oscurate. In alcuni casi il dubbio che ci siano problemi di natura economica, anche nei consumi, diventa legittimo.

Come l’accordo tra club per limitare al minimo la disputa delle stesse notturne. Gli accordi tra le Società per anticiparle al primo pomeriggio sono sempre più frequenti. Decisioni che evidenziano notevoli carenze di logistica e di cassa. Anche un pernotto in più, in alcuni casi, diventa un problema. Impera la legge del braccino corto.

In alcune piazze, guarda caso, si è sempre giocato di pomeriggio. Mai sotto i riflettori. In diversi, con il giungere dell’ora legale, giocheranno sempre e soltanto con inizio alle 14,30. Si sviliscono così alcune delle iniziative peculiari messe in pratica dalla Lega Pro.

Tutto nel contesto di quel problema che riguarda la gran parte dei club di questa categoria. La scarsa disponibilità economica. Per riuscire a pagare stipendi e contributi. Per evitare deferimenti e penalizzazioni, si “limano” tanti altri costi di fascia altrettanto primaria . Il che evidenzia una pesante carenza nell’organizzazione ed una caduta notevole di immagine. Delle tasche vuote si è già detto.

Gli arbitri. Sono giovani. Alcuni anche bravi. “fischiano” in Lega Pro per fare gavetta. I migliori arriveranno in serie A. Sono spesso contestati, però. Andrebbero aiutati per colmare alcune lacune dovute all’inesperienza dell’apprendistato. Sorretti più dei colleghi delle serie superiori. Per la regolarità dei campionati. Troppi errori, anche macroscopici. Troppe sviste madornali su gol non convalidati, rigori non visti ed altro ancora. Si dirà che i costi per sostenere la categoria sono esorbitanti, ma proprio per sopperire all’inesperienza e per dare conforto alla regolarità della competizione una soluzione (tecnica o umana) sarebbe opportuno metterla in pratica. Anche in Lega Pro.

I club. Come non ci si inventa imprenditori, non ci si inventa dirigenti di società di calcio. A prescindere dalla disponibilità economica. Anzi. In alcuni casi la solidità finanziaria dell’imprenditore diventa un handicap. Gli esempi, anche nell’attuale, sono numerosi. I parametri di solvibilità vanno di pari passo con la capacità di convivere e condividere le regole del calcio. Non si vince con il denaro. I risultati sono il “prodotto” della programmazione, di una sana organizzazione e del rispetto delle regole. In primis di quelle non scritte che rappresentano la sintesi di anni ed anni di vissuto nel sistema.

Inutile insistere sui 60 club. Chi non possiede i requisiti della solvibilità, della qualità, delle infrastrutture e dell’organizzazione deve scendere dal “bus”. E’ arrivato al capolinea. La rincorsa affannosa e spasmodica per l’ottenimento della Licenza Nazionale, con l’utilizzo di cavilli procedurali che prorogano soltanto un finale indecoroso, non deve più far parte del sistema. Esperienze del passato, anche recente, insegnano.

Allenatori. Singolare la vicenda di Taranto. Il tecnico contrattualizzato dalla Società ed abilitato dal Settore Tecnico, come responsabile della prima squadra, è ufficialmente in malattia. Lo sostituisce nel lavoro settimanale ed in tutte le sue funzioni un allenatore sprovvisto dei titoli indispensabili, ma gradito alla proprietà. Alla Società è stata concessa una proroga (alla deroga) che scade a giorni. Difficile se non impossibile ne siano concesse altre. Martedì 6 dicembre si giocherà il turno infrasettimanale.  La curiosità, sull’evolversi della vicenda, non è soltanto femmina.

Ho assistito a Catanzaro-Reggina di domenica scorsa. Un gesto di Zavettieri a fine partita mi ha lasciato basito. Ancor più la giustificazione, della parentela, addotta dal tecnico giallorosso. Che bisogno c’era, quando era ancora in mezzo al campo, di farsi regalare la maglia da un giocatore avversario. E, con la stessa tra le mani, andare sotto la curva dei propri tifosi. Un gesto di grande superficialità e leggerezza che mai ti dovresti aspettare da un vero professionista.

“Benvenuto al nord” per Eziolino Capuano. E’ la prima volta che il tecnico campano sale ad allenare  nei campionati settentrionali. Una scelta difficile fatta di pancia. Una scommessa in una piazza dal grande blasone e dalle notevoli tradizioni sportive. A Modena l’accoglienza è stata tiepida nei suoi confronti. Il partito degli scettici  commette un grande errore. Capuano può apparire “naif” in tante sue manifestazioni. Per un suo modo esteriore di proporsi. A volte chiassoso ed altre, magari, estemporaneo. Fa parte del personaggio, che vuole essere sempre protagonista. Le sue qualità tecniche, però, non si possono mettere in discussione. Sul lavoro è inappuntabile, meticoloso, pragmatico. L’uomo giusto,nel presente, per tentare di risollevare le sorti, traballanti, dei canarini. 

A patto che la Società e Antonio Caliendo siano in grado di offrirgli l’indispensabile sostegno.