Molti debiti, pochi soldi, ancor meno spettatori. Il collasso della “Serie C” e l’esigenza di un campionato “cuscinetto”

 di Vittorio Galigani  articolo letto 12983 volte
V. GALIGANI
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
V. GALIGANI

Pianeta Lega Pro. A proposito: imminente il ritorno a chiamarsi “Serie C”. Inevitabile pensare al futuro. Si cercherà di rimanere in 60, in attesa della sempre preventivata riforma. La crisi economica della categoria e di alcuni club, in particolare, lascia supporre però che potrebbero esserci delle defezioni. Ci potrebbero essere delle sorprese, inaspettate. Legate alle retrocesse dalla categoria superiore. Su alcune delle neo promosse dai dilettanti. Come su altre, attualmente in categoria, dalla accertata difficoltà finanziaria.

Nel tentativo di mantenere il format attuale, si dovrà ricorrere, probabilmente, ai ripescaggi (questo, quantomeno, è l’indirizzo politico del presente). I criteri saranno sempre gli stessi delle ultime stagioni. Graduatorie di accesso stilate sia tra i dilettanti che in terza serie. Inserimenti alternati.  Fondo perduto (probabilmente più oneroso dei 250 mila del passato). Garanzie fideiussorie (bancarie e più elevate). Chi ne ha già usufruito, nella scorsa stagione, potrà accedere soltanto dalla seconda chiamata.

Le norme per ottenere la Licenza Nazionale saranno più severe. Inderogabili. Riguarderanno la forza economica dei club, le strutture societarie, gli impianti, l’onorabilità dei soci. Soltanto chi sale dalla serie D potrà usufruire di una eventuale deroga per l’utilizzo di uno stadio alternativo. Per una sola stagione.

Non ci si può in ogni caso fermare a queste uniche considerazioni. E’ indispensabile gettare uno sguardo sul futuro. La riforma dei campionati e le conseguenze che ne deriverebbero. Il pianeta calcio nazionale sta attraversando una preoccupante crisi finanziaria. Si salva soltanto la serie A. Il programma elettorale, presentato da Carlo Tavecchio, prevede modifiche sostanziali alla struttura. Dalla B ai dilettanti, allo scopo di migliorarla. Una serie C a 36/40 squadre. 10 gironi di serie D. Una categoria cuscinetto denominata “elite”, suddivisa in quattro gironi. 

Per poter attuare la riforma, nella stagione 2018/19, è necessario affrontarne le problematiche entro il prossimo 30 giugno. Slittare alla stagione successiva, per quell’esame, significherebbe andare, in attuazione, in prossimità della scadenza del quadriennio olimpico. Potrebbe non risultare costruttivo.

Sulla riduzione della serie C a due gironi di 18/20 squadre e sulla costituzione della categoria di “Elite”, intermedia con la serie D, si stanno accentrando le attenzioni generali.

Il discorso è complesso. Diversi club della terza serie risultano sovradimensionati nella attuale Lega Pro. Chi fatica a portare allo stadio più di mille spettatori non è in grado di reggere, finanziariamente, il professionismo attuale. Occorre quel campionato “cuscinetto” (Elite) al quale si faceva sopra riferimento. Occorrono provvedimenti ministeriali sulla concessioni di sgravi, fiscali e contributivi, per rendere più agevole la gestione economica dei club partecipanti a quel campionato. Tornando a parlare di semiprofessionismo, viene inevitabilmente coinvolta la legge 91/81 (sarebbe ora di modificarla) sullo status dei calciatori. Le argomentazioni portate avanti, in materia, dal Senatore Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, sono estremamente concrete. Avrebbero, per di più, il supporto degli attuali vertici ministeriali dello sport. Con un distinguo. L’Italia si avvia alle elezioni, non si conoscono le decisioni che potrebbero scaturire, successivamente, da una diversa linea politica al vertice governativo.  

Il discorso è complesso, perché verrebbe stravolta la normativa (anche contrattuale) dei tesserati, ma indispensabile. Proseguendo il percorso attuale la Serie C rischia il collasso. I tagli subiti alle risorse economiche hanno provocato, negli anni, danni irreparabili. In un campionato che nella media presenta costi pari a 2,5/3 milioni, a stagione, la distribuzione delle poche disponibilità finanziarie residue è diventata insufficiente. Nel tempo si sono disperse energie (denaro) preziose provenienti da Coni, Federcalcio ed ex Melandri (diritti tv).

Si afferma pertanto, sempre più prepotentemente, la necessità di ragionare a sistema tra tutte le componenti. Far comprendere ai club della Serie A, volano economico di tutto il sistema, l’importanza, nella formazione, svolta dalle categorie inferiori. L’importanza della crescita professionale offerta ai soggetti che operano nel calcio. Un esempio su tutti: Lega Dilettanti e Serie C “istruiscono” gli arbitri. Fanno scuola e selezione. Fanno, come sopra accennato, formazione. Offrono, all’uopo, una prestazione eccellente/determinante, mal riconosciuta e mai retribuita. Occorre, come per i giovani inviati a fare  esperienza nelle squadre minori, un consistente “ravvedimento” finanziario. Diventa doveroso scaricare i club, di quelle categorie, delle spese e degli oneri derivanti.  Rappresenterebbe un primo passo, tangibile, verso il risanamento finanziario del sistema. Comprendessero i “top club” che nel Paese dei campanili, come sono solito evidenziare, non si vive di sola serie A. Il supporto al sistema, delle serie inferiori, è indispensabile.

La roulette russa dei Play off, al primo colpo, ha fatto vittime inaspettate. Padova, Catania ed Arezzo sono state eliminate. Gli accoppiamenti della seconda fase favoriscono, solo sulla carta, Pordenone e Albinoleffe. Gli avversari di Livorno, Lecce, Alessandria, Parma e Matera sono tutti da prendere con le molle. Attenzione, quindi, alle sorprese. Passare sul campo della Virtus Francavilla, per esempio, non è mai stato facile. Per tutti.