Lega Pro, i problemi economici vanno risolti con provvedimenti concreti. La serie A del dissidio. Adicosp, un nuovo progetto a tutela dei Direttori Sportivi

 di Vittorio Galigani  articolo letto 4389 volte
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
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La Lega Pro ed i soliti problemi. Legati alle economie ed alle finanze. Il tema predominante degli ultimi anni. La carenza di circolante e l’affanno di diversi club per “arrivare” a fine mese. La ricerca del modo più idoneo per sbarcare il lunario, avrebbero detto i nostri nonni.

A dire il vero una difficoltà emergente anche nelle categorie superiori. Nonostante l’impegno profuso, il problema della sostenibilità rimane al momento irrisolvibile. A meno che non ci si faccia la ragione che l’unica strada percorribile è quella della riduzione degli organici. La riforma, preventivata, di tutti i campionati. Pro e dei dilettanti. 

Il sistema, in Lega Pro, non produce le risorse finanziarie utili per la copertura della gestione. Il recente passato ha certificato che a fronte di costi complessivi pari a circa 150 milioni di euro, si fronteggiavano ricavi totali per 60 milioni. Una perdita irreparabile che, nelle scorse stagioni, ha portato alla radiazione di diversi club.

Il riferimento è a una stagione in cui il format della Lega Pro era fermo a 52 Società partecipanti al campionato. Con l’incremento a 60 squadre l’approvvigionamento finanziario, è rimasto per grandi linee, sugli stessi valori. E le difficoltà sono aumentate.

L’escamotage adottato da diversi club è stato, negli ultimi anni, quello di cristallizzare il debito accumulato nei confronti dell’erario. Un eccesso di rateizzazioni che concedevano sì la possibilità di ottenere la licenza nazionale, ma che “gonfiavano” il passivo di tante Società. Un buon commercialista provvedeva poi a giocare, nel modo migliore, sul riequilibrio dei numeri del bilancio. Con l’unico scopo di evitare l’aggravio di pesanti ricapitalizzazioni. 

Ecco perché recentemente mi sono esposto asserendo che la certificazione, sulla salute delle aziende, deve essere rilasciata da un ente terzo, all’uopo abilitato.

I problemi legati all’impiego futuro del denaro rinveniente dalla mutualità ha allarmato tutte le Società di Lega Pro. Quella voce (obbligo) sulle strutture e sui settori giovanili ha sollevato la reazione generale. Vertici della Lega Pro incluso. Ora si va alla ricerca delle possibili soluzioni alternative che permettano risparmi nella gestione.

Gabriele Gravina per la riduzione del costo del lavoro ha posto sul tavolo un suggerimento. Adottare una limitazione nel tesseramento e conseguente utilizzo dei calciatori definiti “over”. Si dice possa essere compresso dai 16 attuali ai dieci del futuro. 

Sollevo un distinguo: sarà un obbligo o un consiglio? 

Sì perché chi non dispone di risorse economiche importanti, già nel presente ricorre al tesseramento di pochi giocatori di esperienza, privilegiando i giovani che “costano” di meno. Chi lo fa, o dispone di risorse economiche adeguate a contratti della portata di 100 mila euro ed oltre, o assume giocatori “over” che, pur di trovare un posto di lavoro, si “accontentano” di cifre ben più contenute. Accade in tutte le Società di provincia ed in quei club con alla guida Presidenti che hanno ancora la testa sulle spalle. Di esempi se possono citare a iosa.

Occorrono idee alternative e più concrete. Come, per esempio, obbligare la copertura di tutti contratti economici, il cui lordo supera i 60 mila euro (annui), con garanzie fideiussorie …bancarie. Imporre l’obbligo di garanzie sui singoli contratti e sullo splafonamento generale imposto nei limiti. Polizze a prima richiesta, irrevocabili e senza diritto di surroga. Indipendentemente dall’età del calciatore. Poi si farà la conta. Per altri versi, l’investimento sui settori giovanili, considerate le imposizioni derivanti sull’utilizzo di quel denaro della mutualità, appare già obbligatorio.

Con una riflessione. La decisione prospettata da Gravina mette in discussione, apre una voragine, nei rapporti tra l’ Associazione Italiana Calciatori, che ha l’obbligo di tutela di tutti i propri tesserati, giovani o anziani che siano, e la Lega Pro. Rischia già di far saltare quel patto di alleanza “siglato” in occasione della recente tornata elettorale alla presidenza della Federcalcio. Tommasi e Calcagno (più i loro associati) mai potranno accettare una soluzione come quella prospettata recentemente dal presidente della terza serie.

Le nubi addensatesi sulla serie A non accennano a diradarsi. Il rischio del commissariamento di quella Lega si fa ogni giorno più concreto. Si prospettano e si scartano, quotidianamente, più soluzioni. Ad alcuni non va bene Abodi, ad altri Malagò, ad altri ancora Tavecchio. Gravina vorrebbe un terzo, al di sopra di ogni schieramento. Suggerisce Simonelli, attuale reggente, si dice per un fatto di terzietà. Con una contraddizione a quando, in passato, votò Giancarlo Abete che già della Figc era il presidente.

Lunedì 10 aprile Adise e Adicosp, entrambe associazioni dei direttori sportivi, hanno eletto i loro presidenti nelle persone di Beppe Marotta e Alfonso Morrone. Complimenti ed auguri ad entrambi. Sbaglia chi ritiene che i due schieramenti siano a contrasto. Sbaglia chi interpreta nel modo errato il percorso che è stato scelto. Fare la guerra tra “poveri” non porterebbe a nessun risultato. Le persone intelligenti si coalizzano.  L’Adicosp, che attende a breve il riconoscimento della Federcalcio, dopo 35 anni di immobilismo assoluto nei confronti della categoria (non è polemica) scende in campo a tutela di tutti gli iscritti all’Albo Ufficiale. Affiliati e non alla propria associazione. Contrattualistica, tutela sanitaria, indennità fine carriera, abusivismo e lotta agli squalificati sono i primi paletti sui quali poggia il programma. Boicottarlo sarebbe un “delitto”.