Le “dimissioni” di Gravina. I “tagli” di Tavecchio. Pochi soldi. Troppe squadre. La serie C è diventata insostenibile

 di Vittorio Galigani  articolo letto 8029 volte
Vittorio Galigani
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Vittorio Galigani

Il segnale di una palese preoccupazione viene dai vertici del sistema. Il calcio italiano ha raggiunto lo stato di guardia. Carlo Tavecchio si è espresso sulla necessità di ridurre il numero delle squadre professionistiche. Ha rilanciato sul progetto di un campionato cuscinetto. Ci si potrebbe arrivare nel volgere di due stagioni. Nel frattempo è indispensabile trovare adeguate contromisure alla dilagante crisi delle risorse economiche. Il presidente Federale, recentemente, ha lanciato segnali forti, peraltro già contemplati nel suo programma elettorale. Gabriele Gravina è uscito allo scoperto “minacciando”  dimissioni settembrine ove non vedesse realizzate le aspettative economiche della prossima Serie C. Sostiene Gravina che, nell’impossibilità di sviluppare il suo progetto, non intende rimanere per fare il semplice “passa carte”. Si possono ipotizzare percorsi diversi, ma, in ultima analisi, la soluzione rimane sempre quella della compressione dei format. In Italia, un sistema che contempla 102 squadre professionistiche, non è più sostenibile!  

Lega di serie B e Lega Pro vengono accomunate dallo stesso denominatore. Arrivare al termine della stagione sportiva rispettando impegni finanziari e scadenze è diventato un esercizio troppo impegnativo. Per tutti i presidenti.

In terza serie, soprattutto, emergono preoccupanti fenomeni di natura contabile. Taluni presidenti (quelli in affanno economico sin dai primi mesi di gestione)  si fanno in quattro per far fronte ai pagamenti (di stipendi e contributi)  di competenza del primo semestre. Eventuali carenze comportano l’applicazione di penalizzazioni in classifica nella stagione in corso. Per quanto in scadenza da gennaio in poi in tanti, quelli con le casse vuote, non pagano. Rimandano. Sfruttano il fatto che le penalizzazioni saranno applicate nella stagione successiva. Un numero consistente di club, per di più, risulta gravato da una notevole massa debitoria, rateizzata, nei confronti dell’Ufficio delle Entrate.

Avanza anche la moda dei più “furbi”. Il taglio sulle retribuzioni (ed il conseguente risparmio sui contributi) degli ultimi mesi. Le difficoltà finanziarie fanno evidentemente “aguzzare” il cervello. Giugno di sicuro, in alcuni casi anche di maggio. La anticipata risoluzione consensuale del contratto con “incentivo” all’esodo. Così viene chiamata. Un cavillo ricavato tra le pieghe di un regolamento che permette una palese evasione fiscale e contributiva. Un primo rimedio a questo “sconcio” ci sarebbe. Far valere i contratti esclusivamente per la durata dei campionati (dieci mesi), imponendo il pagamento di stipendi e contributi nei quindici giorni successivi alla loro scadenza.

Nell’uno e nell’altro caso si consuma una irregolarità a danno dei club virtuosi. Quelli che si mantengono nei parametri economici della categoria. Che rispettano le regole e gli impegni assunti nei confronti dei propri tesserati. In definitiva, si falsano i campionati.

Un esempio calzante. Da queste pagine abbiamo sempre sostenuto che al Messina sarebbero stati applicati due soli punti di penalizzazione in riferimento alla “pratica” Gable. Un evento previsto da una decisione assunta in Consiglio Federale. Detto, fatto, così è stato. Ora, a campionato finito, emerge però la difficoltà economica della Società dello stretto. Potrebbe essere a rischio il pagamento di alcuni stipendi. La fidejussione a garanzia dell’iscrizione non esiste. Al verificarsi dell’ipotesi peggiore il Messina rischierebbe l’estromissione dai ranghi. Con buona pace di Akragas (ha usato la politica economica più idonea), Vibonese, Catanzaro (esemplari nel rispetto delle norme) e Melfi (ligio a un progetto di minima)

I casi di Mantova, Macerata ed altri, anticipano l’evolversi degli eventi. La crisi del Latina non è ancora risolta. Le difficoltà del Vicenza sono da tempo conosciute. Allarmano le ultime vicende legate alla proprietà del Trapani. Retrocedono tutte dalla serie B. I dubbi sulla loro capacità di iscrizione sono leciti. Si sta comunque preparando una nuova estate di ripescaggi a “go-go”.

L’esperienza della scorsa stagione, quando furono riammessi/ripescati 10 club dovrebbe servire da insegnamento. Taranto e Racing Roma sono retrocesse direttamente. Melfi, Vibonese, Lupa Roma, Forlì e Fano stanno disputando i play out. Le altre, ad esclusione dell’Albinoleffe, hanno sofferto per tutto il campionato. Sintomo di una programmazione latente. In alcuni casi dimostrazione di un inserimento sovradimensionato nella categoria. Nonostante, per esempio, la forza economica espressa dalle proprietà di Vibonese e Racing Roma. 

Diventa quindi auspicabile che intervenga quanto prima la riforma dei campionati (ci vorranno minimo due anni). La riduzione del format della Serie C a 36/40 squadre (in due gironi) e l’ingresso di quel campionato cuscinetto (in quattro gironi) agevolato da sgravi fiscali e contributivi. Caldeggiato da Carlo Tavecchio e dal suo Vicario Cosimo Sibilia. Chi porta allo stadio poca gente non può sostenere i costi imposti dal professionismo. Come abbiamo già scritto servirà l’approvazione delle Istituzioni. Il ministro Lotti si è dimostrato al proposito disponibile.

Nel frattempo i ripescaggi. Occorre iniziare, da subito, un percorso di risanamento. Chi, per far fronte al fondo perduto, deve contrarre un mutuo bancario, dimostra di non possedere la indispensabile forza economica per essere inserito nel format della categoria. Deve allora restare al palo. A dispetto di tutte le graduatorie. Il passato ha dimostrato che la decisione di ridurre l’entità degli impegni economici, derivanti, si è rivelata controproducente. Si torni all’ora all’antico. 500 mila euro per il ripescaggio e 600 mila per la fidejussione (bancaria). 

Poi si potrà tornare a fare la conta!