La verità sul caso Figc/Vibonese. Il calcio moderno è solo business. Tavecchio, ben assistito, può tracciare un solco. Saranno tre anni fondamentali

 di Vittorio Galigani  articolo letto 6483 volte
Vittorio Galigani
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Vittorio Galigani

Una riflessione sulla vicenda Figc/Vibonese va necessariamente fatta. Ci sono stati in questi giorni una miriade di commenti riferirti alla decisione assunta da Carlo Tavecchio, su pressione dell’ufficio legale della Federcalcio, di ricorrere contro la decisione della Corte Federale, riunita a sezioni unite. Quei giudici hanno stabilito la retrocessione all’ultimo posto del Messina e la conseguente riammissione del club calabrese in Serie C. Pochi hanno centrato l’argomento. Molti hanno “voluto” pensare che fosse un punto preso, una ripicca nei confronti della piccola, ma virtuosa Società rappresentata da Pippo Caffo.

Non è così.

Si tratta di un atto dovuto. Conseguenza di una decisione mai assunta in precedenza in quel grado di giudizio. Un parere estremamente autorevole che avrebbe fatto dottrina in tutte le simili controversie regolamentari che si sarebbero dovute dirimere in futuro. Carlo Tavecchio, in rappresentanza della Federcalcio (Gabriele Gravina per conto della Lega di Serie C) udito il parere vincolante dei legali della Figc si sono visti obbligati, non hanno potuto agire diversamente. Non si tratta di voler smentire il proprio Organo giudicante, ma di fare chiarezza totale su una procedura di grande rilevanza.

Che il Messina dovesse essere ricondotto all’ultimo posto in classifica è fuor di ogni dubbio. Una linea di pensiero sostiene anzi che bisognava intervenire prima. I regolamenti vietano a tutte le Società di essere ammessi a disputare un campionato senza aver ottemperato a tutti i propri doveri finanziari e infrastrutturali. Per di più la dirigenza peloritana, lo abbiamo già scritto, a gennaio si macchiò di un ulteriore illecito amministrativo. Quel numero di cro falso, riferito a un bonifico mai effettuato, grida ancora vendetta. Sarebbe stato sufficiente per estrometterlo definitivamente dal torneo. Come la Lega di serie C aveva già segnalato, dal mese di febbraio, alla Procura Federale.

La Vibonese, non solo per quanto sopra esposto, merita di essere riammessa in Serie C. Sull’esito del ricorso presentato da Tavecchio, presso il Collegio di Garanzia del Coni, esiste un ventaglio di soluzioni. Gli “esperti” esprimono pareri diversi, non ultimo anche quello che lo indica come inammissibile. La prossima settimana sarà quella decisiva, per la pronuncia del Collegio, ma potrebbe non essere determinante per mettere la parola fine alla spinosa controversia.

Sull’atteggiamento assunto in questa spiacevole vicenda dalle dirigenze di Taranto e Melfi e sulla loro richiesta economica di un “danno” multimilionario meglio stendere un velo pietoso.

Carlo Tavecchio, nel presente, si trova a dover affrontare anche altri argomenti spinosi. Tra le tante difficoltà bisogna ammettere che si sta disimpegnando con onore. Sul tavolo, oltre il comportamento “claudicante” della nazionale maggiore. Le divergenze di gestione nelle due Leghe maggiori. Serie A e Serie B vivono momenti di grande tensione. Buon senso vorrebbe che fossero tensioni risolvibili a breve. A pioggia ne risentono, inevitabilmente, anche le categorie inferiori.

L’evolversi degli eventi ha trasformato il pianeta calcio. Era solo un gioco appassionante. E’ diventato prevalentemente business. In Italia fatichiamo ad adeguarci. Occorrono riforme immediate. Occorre la collaborazione delle Istituzioni dello Stato. Vanno ridisegnate leggi (non solo la Melandri) e regolamenti di settore.

Uno dei problemi da risolvere nel minor tempo possibile è quello degli impianti. Gli stadi non possono rimanere soltanto il punto d’incontro dell’evento settimanale. Le strutture debbono diventare vivibili e di utilizzo quotidiano. Economicamente produttivi. Di ricavi e di reddito.

Bisogna saper formare i giovani e farli giocare. Partendo dalla base. Debbono giocare i migliori, però, non i raccomandati dotati di “zainetto”. La pessima figura rimediata contro la Spagna deve far riflettere. I settori giovanili riempiono la bocca di concetti, non di concretezza del lavoro. In molti casi contano più i risultati che la formazione. Un segnale importante, per la crescita graduale, viene dalle linee programmatiche tracciate dalla Lega Nazionale Dilettanti. Auspicabile che quanto prima si possa concretamente lavorare su quel campionato “cuscinetto”. Una élite defiscalizzata gestita dal dipartimento di serie D. Un sistema, avveduto, per “formare” anche quella parte della classe dirigenziale impreparata al salto immediato tra i professionisti.

L’avvento di Cosimo Sibilia, a capo di quella struttura, rappresenta un  punto importante a sostegno del lavoro di qualificata ristrutturazione che attende Carlo Tavecchio  nel corso del suo mandato. Saranno tre anni fondamentali. Tavecchio ha  esperienza e capacità per tracciare un solco. La giusta maturità per risolvere i problemi. La saggia gestione della recente controversia con i calciatori ne ha offerta la prova.

Tra le decisioni più immediate anche il blocco dei ripescaggi. A tutti i livelli. Servirebbe da scrematura naturale. Eliminerebbe gli incapaci. Faciliterebbe l’auspicato inserimento delle seconde squadre. Eliminerebbe gran parte delle “liti” che gravano sulle attività del periodo estivo. Non sarebbe più indispensabile ricorrere alla modifica di alcuni articoli normativi riguardanti format e dintorni.

Insomma. Carne al fuoco ce n’è tantissima. E’ indispensabile non farla bruciare per rimanere al passo con i tempi. Buon lavoro Presidenti!