Il destino già scritto dell’assemblea di Lega Pro ed il nome nuovo per la Figc. Ribaltoni ed esoneri, che pasticcio alla Lupa Roma

 di Vittorio Galigani  articolo letto 4028 volte
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Il destino già scritto dell’assemblea di Lega Pro ed il nome nuovo per la Figc. Ribaltoni ed esoneri, che pasticcio alla Lupa Roma

L’assemblea elettiva della Lega Pro, una querelle stucchevole. Rischia di saltare anche la chiama fissata per il prossimo 15 novembre. E’ stato presentato un ulteriore ricorso (Francia e Scorsetti dietro i quali si scorge l’ombra di Mario Macalli) nel merito del quale si pronuncerà il dottor Mastrocola presidente del Tribunale Federale dello Sport. Visti i casi  precedenti non è difficile immaginare quali saranno le sue conclusioni. Si allungherà inevitabilmente ed ulteriormente il “brodo”.

Il contendere, ad onore del vero, non è la poltrona della presidenza di Lega Pro. Gabriele Gravina non può avere antagonisti, gode della fiducia di tutta l’assise. L’ottimo lavoro svolto negli ultimi dieci mesi lo mette al riparo da qualsivoglia sorpresa. La sua conferma non è mai stata in discussione. Il ritardo che si vuole causare per arrivare alla sua elezione ha radici “politiche” colorite di argomenti diversi e variegati.

Il nuovo presidente della Lega Nazionale Dilettanti sarà Cosimo Sibilia. Senatore di Forza Italia. Da anni vicino a Giovanni Malagò. Il presidente uscente Cosentino, al quale era stato promesso di tutto e di più, sarà certamente mortificato da questa decisione. Non ci sarà battaglia nel voto in quanto tutti hanno deciso di proporre la candidatura unica del senatore irpino. Stella d’oro al merito sportivo, Sibilia è il volto pulito dello sport nazionale. Trova, inevitabilmente, anche il consenso di Tavecchio, come di tutte le Società e della “politica” italiana. L’ex presidente dell’Avellino è persona abituata ad andare sempre a spalle dritte. Da sempre chiamato a risolvere gestioni e situazioni poco chiare. Attenzione però, sarà per tutti impossibile condizionarlo. Anche per gli attuali vertici della Federcalcio.

Il motivo reale del contendere rimane sempre quella stanza all’ultimo piano di via Allegri. Emerge che la posizione di Tavecchio sarebbe sempre meno solida rispetto al passato. Per la sua candidatura non sarebbe più sufficiente il sostegno dell’area “lotitiana”. Gli ultimi orientamenti del palazzo convergerebbero su un altro soggetto.

Che non è Gabriele Gravina. Dipinto recentemente come spauracchio con uno scopo unicamente strumentale. Gravina ha un unico progetto industriale, ben elaborato, sul quale ha orientato tutte le sue risorse manageriali. Riportare in auge la Lega Pro rimettendo insieme tutti i “cocci” lasciatigli in eredità dalla precedente governance. Da non sottovalutare inoltre che l’idea della sostenibilità trae origine proprio da una proposta lasciata sul tavolo proprio da Gravina.

Escludendo Tavecchio rimane facile individuare il soggetto alternativo. Lo ha lasciato intendere tra le righe, in una sua recente intervista, Andrea Agnelli. Indicando nello stesso attuale presidente ed in Michele Uva il futuro della Figc.

E’ palese che allo stato attuale la candidatura di Uva va adeguatamente sostenuta. Va fatta “masticare”, come si usa dire in gergo. Un progetto che va preparato nei minimi dettagli in quanto, nell’immediato, raccoglierebbe pochissimi consensi.

Ecco quindi spiegata la necessità di guadagnare tempo in qualsiasi modo e con qualsiasi pretesto. Il tentativo estremo è quello di arrivare alle elezioni in Federcalcio alla fine del 2017. Con una pregiudiziale. Il ruolo futuro da assegnare a Carlo Tavecchio al quale qualche promessa deve essere stata comunque fatta. Certamente non quella della Vice Presidenza Uefa che per raggiunti limiti di età non può più ricoprire.

Il variegato mondo del calcio si dipinge anche di tanti altri “colori”.

Sul ribaltone societario e tecnico della Lupa Roma si sono accesi tanti riflettori. Nulla da obiettare sull’aspetto civilistico della vicenda, al giorno d’oggi le Società di calcio si comprano e si vendono con una facilità impressionante. Il trasferimento delle quote sociali prescinde da ogni valutazione di carattere tecnico e sportivo. Anche se lascia perplessi il fatto che un 25 per cento sia stato intestato alla signora Rosa Scavo consorte del nuovo allenatore.

Dopo un inizio di campionato disastroso. Cinque punti in otto partite si era deciso di alternare la guida tecnica. Via Di Michele, peraltro tutt’ora sprovvisto del titolo (diploma Uefa A) per allenare in categoria, dentro Agenore Maurizi. Il nuovo allenatore colleziona 5 punti in 4 gare. Un buon percorso sulla strada della salvezza con la squadra che stava anche esprimendo un buon calcio. 

Ora, con un provvedimento che è fuori da ogni logica sportiva Di Michele si è nuovamente insediato. Era in un certo qual senso scontato.  Maurizi, il suo staff ed il direttore sportivo sono stati inopinatamente allontanati. Con un gesto che calpesta la dignità del lavoratore. Senza alcun rispetto.

Nel calcio di oggi, per carità, tutto deve diventare comprensibile. Anche che ci si compera un club per andare ad allenare. Come ci sono altri che pur di trovare un posto di lavoro o per giocare si presentano con gli ormai famosi “zainetti”. 

Pochi però vogliono accorgersi che con questi metodi, ricorrenti, si sta portando buona parte del mondo del calcio alla deriva.