Il Ballo del Faggiano e le regole tradite

 di Vittorio Galigani  articolo letto 6760 volte
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
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Il repentino passaggio del fresco ex ds del Palermo, Daniele Faggiano, al Parma è lo specchio di un calcio in cui le cattive abitudini non muoiono mai. E Gravina somiglia sempre più a don Chisciotte che duella contro i mulini a vento

Ho sempre asserito che nel calcio non esistono santi. A nessun livello. Io per primo non lo sono mai stato. In tanti anni di carriera non mi sono mai arrogato questo merito. Fatta questa premessa bisogna porre l’indice su una serie di incongruenze che si stanno evidenziando nella gestione del sistema calcio. In generale. Iniziando dalla questione dell’etica.

Riecheggia nel sistema, ormai da tempo, una parolina che sintetizza tutte le problematiche del calcio. La “sostenibilità”. Racchiude in sé i mille, molteplici, significati di tante situazioni anomale che sono sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno vuole risolvere.

I regolamenti e le norme che disciplinano la condotta dei professionisti esistono da sempre. Con una grande pregiudiziale. Non vengono più rispettate. L’etica è andata a farsi benedire. Mi riferisco, in prima analisi, al regolamento dei direttori sportivi contemplato in Federcalcio ed agli accordi collettivi stipulati con le varie Leghe. Recitano che anche i direttori sportivi, nel corso della stessa stagione non possono cambiare “casacca”. Può accadere, ma al verificarsi di particolari situazioni, al massimo per due volte.

Quella che vede coinvolto Daniele Faggiano è sintomatica di un malcostume. Il buon Daniele, che peraltro stimo dal punto di vista professionale, è coinvolto in un “ballo” infinito dagli inizi dell’attuale stagione sportiva. A Trapani prima, a Palermo poi ed ora a Parma.

Sì Parma. Quell’isola che sembrava volersi distaccare, totalmente, dalle vicissitudini nefaste che avevano portato i ducali al fallimento. La nuova proprietà sembrava orientata a una inversione totale di rotta, rispetto al passato. Nei progetti si indicava il percorso di un tragitto nel rispetto dell’etica e della correttezza. Nel volgere di pochi mesi è andato tutto a farsi benedire. Non tanto per i licenziamenti di massa che hanno portato alle legittime e comprensibili dimissioni di Nevio Scala. Quanto, appunto, per le modalità, improprie e disinvolte, di scegliere i suoi nuovi collaboratori alla gestione sportiva.

Comprensibile, anche se non condivisibile (regolamenti alla mano), la scelta dell’uomo Daniele Faggiano. Qui si sta discutendo dell’etica, delle norme e degli accordi collettivi, non delle sue capacità professionali. Quella piazza fa gola a tutti. Di questo passo però, quella voglia di pulizia alla quale non solo ultimamente ci si richiama ripetutamente nel sistema non potrà mai essere esaudita. Lavorando su contratti di lavoro e su assunzioni con modalità “variegate” si possono aggirare tutte le norme e tutti gli accordi collettivi. 

Le maggiori responsabilità sono della classe alla quale appartengono i dirigenti dei club. Si recita sempre bene nella predica, non altrettanto quando si razzola. Si va sempre più spesso a lavorare su raccomandazione. Sponsor dialettici, consigliori neanche tanto occulti, che per mantenere una egemonia di mercato “piazzano” i loro delfini. Anche Faggiano, richiamandoci a Siena e Bari, ha il suo mentore. Non lo scopriamo oggi. Le tappe di Trapani e Palermo ne sono la palese conferma.

L’immagine peggiore la offre l’Adise. Quell’associazione che dovrebbe operare a tutela della categoria dei direttori sportivi. Nella quale, guarda caso, Giorgio Perinetti e Daniele Faggiano, assieme ad altri, ricoprono un ruolo istituzionale. Perinetti, in Figc, fa addirittura parte della commissione “dirigenti e collaboratori sportivi”, che opera per il controllo ed il rispetto delle norme a tutela della categoria (gulp!).

Orbene, l’Adise ed i suoi numi tutelari lasciano che tutto transiti, nella massima indifferenza. Permettendo che norme, regolamenti ed accordi collettivi vengano pedissequamente calpestati. Sarà inoltre da verificare come le Leghe di competenza potranno ratificare un determinato contratto. Sempre che venga sottoscritto e depositato seguendo i crismi della regolarità. 

Quello di Faggiano non è il solo caso. Sta emergendo un altro fenomeno. “Professione prestanome” sta andando ultimamente molto in voga. A tal proposito diventa spontaneo chiedersi a quale scopo il Settore Tecnico della Federcalcio con la collaborazione dell’Adise organizza periodicamente corsi di qualificazione.

Si perché oltre a fronte di chi si “svende” per una manciata di pochi spiccioli, coprendo la carenza di qualche club, si annovera una lunga schiera di allenatori e procuratori che si stanno riciclando in una nuova veste, un ruolo inedito: “responsabili dell’area tecnica”. Una qualifica che dice tutto e niente. Se non che, questi personaggi, tentano di supplire, negligentemente, al lavoro del direttore sportivo. Nel sottobanco di diversi club operano anche personaggi sul cui capo pendono anni ed anni di squalifica. Uno di questi recentemente ha ammesso di essere il consulente del presidente di un club del centro Italia. Il suo cognome riecheggia sovente ad ogni cantone, ma nessuno interviene. Ai miei tempi la Procura Federale sarebbe stata allertata immediatamente.

Oggi, non intervengono le associazioni di categoria. Non intervengono gli Organi istituzionali né quelli preposti al controllo. E “l’omo campa”, come si usa dire, ma alla fine di ogni stagione si rinnova la “tarantella” delle Società che non riescono ad andare avanti. 

Serve insistere sulle 60 società in organico?

Recentemente anche tra gli allenatori è successo qualcosa di anomalo. Cavilli procedurali e sotterfugi comportamentali che minano la credibilità dell’ambiente. Per sedersi in una panchina tra i professionisti non è più necessario possedere le credenziali richieste dal Settore Tecnico. Basta un certificato medico, un “pensionato” che si mette a disposizione per un piatto di fagioli e una regolamentazione lacunosa.

La “sostenibilità” escluderebbe il perseverare delle situazioni sopra indicate. Vale per i club quanto per gli addetti. In Lega Pro (la categoria che ci interessa) più della metà delle Società in organico sono “impastate” in situazioni anomale.

Gabriele Gravina si è fatto portavoce di un “repulisti” doveroso. Una promessa fatta, non solo a se stesso, per il bene della Lega Pro. 

Ce la farà a porla in atto?