I processi a Macalli. La strana inerzia della Lega Pro. Gravina sembra un po’ distratto. Alcuni club a rischio iscrizione. A chi giova la serie C a 60 squadre?

 di Vittorio Galigani  articolo letto 5508 volte
I processi a Macalli. La strana inerzia della Lega Pro. Gravina sembra un po’ distratto. Alcuni club a rischio iscrizione. A chi giova la serie C a 60 squadre?

Era stato fissato per il 6 Luglio un delicatissimo processo penale, a carico dell’ex Presidente della Lega Pro Mario Macalli, innanzi al Tribunale di Firenze. 

Il Pubblico ministero, Dottor Coletta, ipotizza il reato di appropriazione indebita in quanto “in più occasioni si appropriava del denaro della Lega per un ammontare complessivo di € 233.393, così cagionando danno di rilevante gravità, per effettuare pagamenti ai legali che lo avevano assistito in procedimento penale a suo carico”. Avvocati penalisti e non quelli di diritto sportivo.

La vicenda è quella nota dei marchi del Pergocrema di Sergio Briganti. Il quale in questi anni ha scoperchiato un malaffare ed la gestione “disinvolta” del ragioniere di Crema. Una azione ai danni di quella società, poi costretta al fallimento e sostituita da altri soggetti più “graditi” al presidentissimo. 

La giustizia sportiva, per quella brutta storia dei marchi, ha emesso, a carico di Macalli, una sanzione definitiva. Condanna ribadita dal Collegio di Garanzia del Coni. Addirittura dal Tar del Lazio, che ha anche severamente censurato i comportamenti dell’ex Presidente, evidenziando il travalicamento abusivo delle regole. 

Nel contendere attuale si è in sede penale. Approfittarsi dei danari della Lega Pro per questioni personali, per le quali si è stati già riconosciuti responsabili, non è certamente un fatto trascurabile. 

Nella logica dei fatti il ragioniere Macalli riuscirà anche e magari a dimostrare la propria innocenza. Certamente noi non siamo qui per emettere giudizi e sentenze. Chi scrive ha però il compito di dare la notizia e di seguire l’andamento dei processi…

La vicenda evidenzia purtroppo anche un altro fatto. A nostro modesto avviso di grande rilevanza e di una gravità assoluta. 

È noto a tutti che l’uscita di Macalli dal sistema ed in particolare dalla Lega Pro non sia stata felicissima (eufemismo). Un commissariamento che evidenziò l’impossibilità di funzionamento degli organi preposti. Che portò alla luce una serie di gravi irregolarità di bilancio. Fatti e negligenze che in nessun caso evidenziano situazioni positive. Le censure del sub commissario Dino Feliziani evidenziarono atti di mala-gestio molto gravi. Atti ancora sotto la lente d’ingrandimento della Magistratura. 

In tutta quella intrigata vicenda quello che crea grande meraviglia e dispiace maggiormente evidenziare è l’inerzia, totale, della Lega. Ciò che l’era/gestione Gravina aveva programmato/promesso di spazzare via. Una promessa che brillava di luce splendente nel suo programma elettorale.

Ci si chiede, o meglio ci si meraviglia come mai in questo processo, dove la Lega è parte lesa, non sia stata fatta la costituzione di parte civile?

I 235.393 Euro che si assumono essere stati sottratti da Macalli erano della Lega e delle sue società. Club che vanno/debbono essere sempre tutelati in nome della trasparenza e di quel nuovo corso che stenta purtroppo a decollare. 

Ci si interroga sul come mai non è stato proposta azione di responsabilità. Verso quegli amministratori e soprattutto verso i componenti del collegio sindacale che avevano il compito/obbligo di monitorare l’operato di Macalli e “soci”. Che invece nulla hanno fatto.  Per anni. Gravina che cerca denaro per i “suoi” presidenti perchè non va a riprendersi quelli loro maltolti?  

L’avvocato Catenaccio, storico Presidente del collegio sindacale si è dimesso. Qualcuno ha contestato la sua mancata vigilanza? E gli altri componenti del collegio (Sorrentino è ancora in carica), cosa facevano mentre il presidente pagava gli avvocati con i soldi della Lega?

E il Direttore Generale Cipollini, subentrato all’esiliato Francesco Ghirelli, che attività di controllo ha svolto? Ed i componenti di quel direttivo? Baumgartner ne fa tutt’ora parte.

Temiamo nessuna. 

Curiosando qua e la. Quali novità ci siano sulla vicenda della sede, che sta costando milioni di euro, non è dato sapere.  La Lega, per inciso, paga sia il mutuo che il canone d’affitto ad una curatela.

A quest’altezza riteniamo sia giusto chiedere al presidente Gravina, di dare un segnale che in Lega Pro non si è inerti di fronte alle mancanze dei precedenti amministratori. Non si tratta di vendetta. Bisogna essere trasparenti. Rispettosi. Si tratta di rivendicare i giusti diritti a favore delle società che con grandi sacrifici mantengono in vita la Serie C e tutto il sistema della terza categoria professionistica.

Semplici distrazioni? Sembrerebbe, purtroppo, che nell’ultimo periodo, fra dimissioni annunciate, vicende personali e frequentazioni (poco raccomandabili?) si sia un po’ distratto. Saremmo veramente lieti di essere in errore. Però…

Due righe vanno spese anche sulla manifesta criticità della categoria. Due Club, Latina e Como, sono già scomparsi. Qualche altro rischia di più. Mantova, Messina, Maceratese. Forse L’Akragas. Non è dato sapere se tutte le promosse dalla Serie D potranno/sapranno dimostrare di essere in regolanel rispetto delle norme. Potrebbero esserci alcune sorprese dell’ultima ora.

Ricorrere insistentemente ai ripescaggi nel tentativo di mantenere il format a 60 squadre non è qualificante. Si afferma l’esigenza di decisioni drastiche.L’idea di Carlo Tavecchio non è peregrina. Non vi è alcun cenno di un progetto industriale che sappia reperire per la categoria nuove e sostanziose risorse economiche, in assoluta  autonomia. Esiste invece, nell’immediato, un solo rimedio. Comprimere il numero dei club. Tra l’altro incombe anche il pericolo del taglio dei proventi derivanti dalla ripartizione dei diritti televisivi. Gli ultimi eventi hanno altresì posto l’accento sull’attività dei Broker. È stato necessario concedere alle società una proroga per le difficoltà riscontrate nel sottoscrivere le polizze fideiussorie con compagnie riconosciute dall’Ivass. Ulteriore sintomo di un malessere crescente e di una disponibilità carente.

Ed allora una domanda: insistere sui 60 club giova ancora a qualcuno?