Gravina rieletto presidente. Il flop di Barilli e Tavecchio. In Figc sono in arrivo 120 milioni di euro. La politica vuole affidarli a un suo candidato. Non è un “figlio” del calcio

 di Vittorio Galigani  articolo letto 3353 volte
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© foto di Ninni Cannella/TuttoLegaPro.com
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È finita come previsto. Oltre ogni più rosea previsione. 

L’assemblea di Lega Pro, dopo tentativi maldestri per evitarlo, si è schierata a favore di Gravina. Ha partorito il plebiscito. 

55 voti su 59 votanti e una scheda bianca affermano con chiarezza che è terminata l’era degli inciuci, delle strumentalizzazioni, della Giustizia utilizzata per cercare candidati. 

Così è cari Macalli, Tavecchio e… Barilli (quest’ultimo che si è esposto ad una figuraccia memorabile). Non è possibile fermare l’onda del cambiamento, della pulizia, dei programmi rispetto ai giochi di potere. 

Macalli è stato protagonista di una gestione, negli ultimi anni, disastrosa. Miope e con comportamenti dittatoriali. Fuori dal tempo. Non siamo noi a dirlo, sono i giudici (quelli veri). 

Perché dopo la squalifica per la vicenda marchi del Pergocrema (un esempio di come calpestare le regole e i diritti degli altri) comminata dalla Giustizia sportiva (non potevano non aver visto). Dopo la conferma di quella sentenza di condanna da parte del Coni e del Collegio di Garanzia, è giunta anche quella del TAR del Lazio.

Meraviglia che Macalli (ed i suoi legali) non abbiano compreso, da persona astuta, che sarebbe stato più “elegante” evitare un altro ricorso e un sonoro rigetto.

Una sentenza inequivocabile quella del TAR Lazio. Che non vuole essere soltanto la censura sui comportamenti tenuti, in evidente conflitto di interesse, per la registrazione dei marchi “Pergocrema”. Ma un monito di come non bisogna gestire il potere. Con una ingerenza incompatibile con le cariche rivestite. 

Da marchese del Grillo, io so’ io e voi non siete un

Una uscita di scena veramente poco gloriosa ed edificante per Macalli. 

Tavecchio è stato gettato nel panico dalla notizia della ventilata candidatura di Gravina alla Presidenza della Federcalcio. 

Le vicende della sede della Lnd. Dei campi in erba sintetica. Le delibere che sembrerebbero false. Le Assicurazioni di Di Cola. Gli scivoloni sulle “banane”. Nulla era riuscito a turbarlo. 

La candidatura di Gravina, si. 

Non era accettabile. Tantomeno il rischio di un plebiscito. Con il peso di quel 17 per cento che la Lega Pro rappresenta in assemblea federale. 

Bisognava “inventarsi” qualcosa per fermare l’ondata. 

Si è ricorsi da un lato ad un giudice “disponibile”. Di prima nomina in ambito sportivo. Il dottor Mastrocola che si è “prestato”  per due volte a sospendere l’assemblea di Lega. In entrambe le occasioni convocata rispettando i tempi e modalità stabiliti dallo Statuto di Lega. Precedentemente approvato dalla Figc… 

Bisognava, in ogni caso, reperire un candidato. L’operazione più difficile. Era indispensabile trovare un dirigente sportivo disposto ad esporsi a quella pessima figura. 

La Lega Pro è cambiata. Dopo 18 (!) anni di era Macalli. Si è accantonato un certo modo inappropriato di gestire le cose. Poco “trasparente”. Come ha sentenziato il Tar del Lazio. 

Tavecchio deve aver pensato. Quale migliore aiuto se non quello del vecchio amico Mario Macalli. In passato grande suo elettore e conoscitore del mondo calcistico. Con una pregiudiziale. L’ingiuria del tempo è inesorabile e la lucidità non è più di casa. 

Si decide di mandare al “rogo” il povero Barilli. Già Presidente della Reggiana (piazza prestigiosa gestita però con sufficienza) e già consigliere di Lega Pro. 

Una carriera, quella di Barilli come Consigliere di Lega, caratterizzata dal poco. Non una proposta. Non un intervento. Soltanto un esecutore di Macalli. Un candidato “ineleggibile” (vedi articolo 18 dello statuto di categoria), di una debolezza risibile. 

Si è finalmente giunti alla convocazione dell’assemblea di ieri. 

Le sospensioni “architettate” per consentire a Pitrolo, Barilli “pardon” Macalli, di fare campagna elettorale, altro esito non hanno avuto che quello di compattare il fronte delle società. Tutte hanno condiviso la volontà di celebrare la propria assemblea e pensare al loro futuro. Non a squallidi giochi di potere.  

Sull’ennesimo ricorso (ricorrenti Francia e Scorsetti) anche il disinvolto dottor Mastrocola si ritirava in buon ordine e il Tribunale Federale, presieduto dall’avv. Scino rigettava il ricorso. 

In assemblea uno spaesato Barilli ha effettuato un tentativo nel suo intervento, ma si è visto spazzare via senza nessuna considerazione. 

Tutto quell’abuso di potere si è “disciolto” in tre voti. Il ritiro di Francia. Uno per Scorsetti (presidente questa volta mi ha deluso ...). Gravina ha fatto il pienone.  55 società su 60, un vero trionfo. 

A Carlo Tavecchio, alla luce di quanto sopra, la perspicacia consiglia di ritirarsi in buon ordine. E’ giunta l’ora di scendere dal bus. Troppi scandali, troppe inadeguatezze. Errare è umano, perseverare è diabolico. 

La Figc, con i risultati di ieri, risulta ancor più indebolita. 

Attenti allora alla politica (quella dei partiti) che non può farsi sfuggire l’occasione. 

Il rischio è che si arrivi a un candidato forte. Sponsorizzato dall’attuale governance. Che si faccia piazza pulita, con estrema facilità, dei Tavecchio (facile) dei Gravina o degli Abete di turno. 

Individuare il supercandidato. L’asso nella manica della politica non è difficile.

Basta vedere le ultime mosse sulla Fondazione prevista dalla Legge Melandri. Una quota parte dei diritti televisivi, attraverso questa Fondazione, erano destinati a progetti ed iniziative. 

Le Leghe (anche quella dilettanti), ma anche il basket ed il Coni, si sono gettati nella mischia, alla ricerca di finanziamenti.

Ha però deciso la politica. Autonomamente. 

Il recente decreto fiscale, collegato alla legge di bilancio, ha scelto di eliminare la Fondazione per la mutualità generale negli sport professionistici (?!). Di destinare tutte le somme al calcio. Affidandone la gestione alla Figc. 

L’emendamento poi porta dal 4 al 10 per cento le somme destinate ad alimentare il fondo. Parliamo di una torta dal sapore ineguagliabile.120 (gulp!) milioni di Euro che passano in gestione diretta alla Federcalcio.

Carlo Tavecchio, solo per puntualizzare, non aveva nemmeno avanzato l’ipotesi. 

Avanza quindi chi ha spostato le somme in favore della Figc.

Giovanni Malagò (che alcuni definiscono, con acume, Megalò). 

È lui il candidato della politica pronto a divorare il boccone. Tramontata l’ipotesi Olimpiadi, la Federcalcio rappresenta un centro di potere più che appetibile. 

Gabrile Gravina, dirigente di calcio. Vero conoscitore delle mille sfaccettature federali, non si deve arrendersi proprio ora. Non deve abbandonare la presa. 

La chiama a raccolta dei dirigenti calcistici, delle componenti sportive e tecniche diventa, a questa altezza, un obbligo. Unirsi in un fronte unico. Coalizzarsi per portare in Figc un “figlio” del calcio e non un “adottato” dalla politica. 

Sbaglio?