Gavorrano e Modena antitesi di un sistema che va ristrutturato. Semplice “tesseramento” o “impiego stabile” ecco dove sbagliano i calciatori

 di Vittorio Galigani  articolo letto 8921 volte
Vittorio Galigani
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Vittorio Galigani

Le difficoltà accusate nel presente da alcune Società. Economiche, strutturali e disciplinari. Mettono in evidenza la necessità di velocizzare al massimo l’entrata in vigore della riforma.

Basta guardare le classifiche attuali. Già all’ottava di campionato emergono difficoltà che potrebbero risultare determinanti sull’esito finale della stagione.

Il meno 1 del Modena, gli zero punti del Gavorrano ed i due (soltanto) del Racing Fondi rappresentano “campanellini” d’allarme non indifferenti. Quella regola degli otto punti di distacco (tra le ultime), che decidono sulla eventuale retrocessione diretta, pendono come una spada di Damocle su chi è già impantanato sul fondo classifica. Per come sono concepiti nell’attuale, i campionati di serie C accusano notevoli sperequazioni.

 L’esempio migliore, più calzante, lo fornisce la condotta diligente e virtuosa del Gavorrano. Una Società modello per quanto riguarda la gestione. Puntuale nei pagamenti e con un progetto tecnico idoneo alla categoria. Incentrato sulla valorizzazione dei giovani e sul contenimento dei costi. Il Gavorrano non è in grado assolutamente di competere con altri club, del suo girone, che hanno fatto scelte onerose. Di grande impegno finanziario. La disparità, nella gestione economica ed in quella tecnica è evidente. Ancor più la posizione di classifica. Il “piccolo” club della Toscana non potrà mai competere con chi fa investimenti milionari nel tentativo, spesso inutile, di salire di categoria. Farebbe però la sua ottima figura in quel torneo di “elìte” (defiscalizzato), cuscinetto tra il dilettantismo più puro ed una ipotetica B2, che rappresenta uno dei biglietti da visita della prossima riforma voluta da Carlo Tavecchio.

Il Modena attuale rappresenta l’antitesi di quanto sopra esposto. Una situazione che ha dell’inverosimile. L’accumulo di gestioni dispendiose che  hanno fatto lievitare la massa debitoria. Un fardello pesante che, con il passare del tempo, è divenuto illogico. Irragionevole. Insostenibile. Non esiste Amministrazione locale che si schiera contro la squadra della propria città. E’ accaduto soltanto a Modena. Motivo ci dovrà pur essere. Al Braglia, lo storico stadio cittadino che solo alcuni anni orsono ha ospitato gare della massima serie, sono state smontate anche le porte. Il Modena di Caliendo è stato sfrattato. La riforma potrà incidere anche su queste situazioni. Per ottenere la licenza nazionale e partecipare al campionato sarà indispensabile  rispettare/onorare un apposito e mirato coefficiente di solvibilità ed affidabilità. Nel presente il Modena, come altri club (anche in altre categorie), non si sarebbe dovuto iscrivere ad alcun torneo professionistico.

La necessità di giungere alla ristrutturazione dei campionati, voluta da Carlo Tavecchio sostenuta da Cosimo Sibilia e Gabriele Gravina, sfocia anche nelle difficoltà riscontrate, in alcuni club, a livello di infrastrutture. Preoccupa, è monitorata, la situazione dell’Akragas obbligato a giocare a Siracusa e quella della Sicula Leonzio che ha chiesto ospitalità al Sindaco di Catania. Non si può rimanere sorpresi della decisione assunta dalla Presidenza Federale nel vietare, in questo senso, la concessione di deroghe. Il significato etimologico del professionismo non concede scampo a chi non ne possiede i titoli. In futuro, lo abbiamo scritto, non sarà sufficiente il solo vincere i campionati. Per essere professionisti bisognerà dimostrare di esserne degni.

Il futuro, appunto. Riserverà un ruolo importante alla categoria dei calciatori. L’Associazione che li rappresenta è impegnata in una battaglia contro i mulini a vento. L’argomento chiave balla tra il “tesseramento” e la “stabilità del posto di lavoro”.

Che senso ha andare a sottoscrivere un contratto da professionista quando già sussiste il rischio che questo non possa essere onorato dalla società. Il riferimento al Modena è palese. Al di là delle promesse ricevute, Eziolino Capuano, i suoi collaboratori ed i calciatori erano ben coscienti dei rischi ai quali andavano incontro. Di esempi se ne potrebbero portare anche di altri  Club, in categoria, già in affanno economico. Che rischiano di non adempiere ai propri impegni sino a fine stagione. I deferimenti già in capo ad alcuni club sono, in questo caso, più che significativi.

Quindi. “Tesseramento” tanto per o una collaborazione costruttiva in ottica futura di “solvibilità”? Fare di nuovo riferimento agli esempi stantii di Messina, Mantova, Macerata, Ancona non gratifica chi scrive. Non risolve il problema che coinvolge la categoria. Un rimedio però deve essere trovato facendo confluire, in un unico contenitore, interessi ed intenti di parte.

Gli eventi e le risorse finanziarie prodotte hanno dimostrato che il sistema professionistico può sorreggere, nella sua globalità, soltanto 80 squadre. Posti di lavoro alternativi, con una qualifica che azzardiamo definire semiprofessionale, saranno ricavati nelle pieghe della riforma. Esiste la concreta possibilità di inserire 60 squadre in quel campionato (cuscinetto) definito provvisoriamente di “Elìte”. Seppure con un inquadramento diverso dall’attuale, ma nel rispetto della tutela alla pensione, si concretizzerà l’ipotesi di garantire ai calciatori ulteriori posti il lavoro. Con un sistema sostenibile e solvibile.

La domanda è: riusciranno i nostri “eroi” a rendersene partecipi?