Caso Messina: quando la toppa è peggiore del buco

 di Vittorio Galigani  articolo letto 9855 volte
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
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La nostra testata ha, volentieri e correttamente, ospitato la lunga replica del presidente Gravina sul caso “Messina”. Uno sfogo ripreso poi anche dai principali quotidiani sportivi.

Il presidente, della Lega Pro – Serie C, è stato oggetto di una lettera aperta da parte dei calciatori della compagine peloritana. Comprensibile. Quei ragazzi si trovano oggi completamente spiazzati dai comportamenti e totalmente scoperti nelle economie. Hanno perso lavoro e denaro. Gli attuali proprietari del Messina, Proto & C. in prima linea dopo l’acquisizione delle quote, nel marzo di quest’anno, non hanno saputo/potuto/voluto dare corso ai sontuosi proclami iniziali. Solo il tempo potrà forse spiegare chi glielo ha fatto mai fare. Non sono neppure riusciti a iscrivere la squadra al Campionato.  

I giocatori non possono neppure disporre della copertura fideiussoria. Il Messina infatti, per rammentare ai più distratti, il 31 gennaio scorso sostituì la polizza stipulata con la fallita Compagnia Gable con altra della società ARGO Group S.E., ma … senza pagare il premio. Inficiandone così la validità.

Il Messina, in buona sostanza, è rimasto “scoperto”, di garanzia fideiussoria, per tutto il Campionato.

I calciatori, che hanno svolto il loro compito con professionalità. Che sono riusciti ad ottenere la salvezza sul campo. Oggi chiedono lumi sul ruolo della Lega. Appare più che logico.

Logico che chiedano lumi anche alcune società (Vibonese, Racing Roma e Forlì) che si sono viste rifiutato/negato l’accesso agli atti. Pensar male è peccato, ma alle volte ci si prende, si usa dire. Lecita la domanda: potrebbe esserci qualcosa da nascondere?

Chiamato in ballo in prima persona, Gravina ha sentito l’esigenza di rispondere.

Secondo Gabriele Gravina la colpa di quanto accaduto è … dei giocatori.

Benedetti giocatori, ma perché avete continuato a fare il vostro lavoro fidandovi delle promesse di Proto che vi assicurava il pagamento di quanto dovutovi in caso di salvezza? Parola più parola meno questo è il tenore del comunicato presidenziale.

Nella “nota” di Gabriele Gravina, scritta in lessico legalese (evidentemente con l’ausilio di un avvocato) si vuole “riportare la vicenda nell’alveo della realtà fattuale”.

Secondo Gravina, la Lega di Serie C non conta nulla (forse dimentica che il suo scopo principale, secondo l’art. 1 dello Statuto, è quello di assicurare l’organizzazione del campionato), la colpa è dei giocatori che non hanno attivato “alcuna delle procedure loro concesse dalle normative dell’Accordo Economico”.

Si riferisce evidentemente alla messa in mora, che comporta poi la risoluzione del tesseramento.

O ancora, “la responsabilità è di loro stessi” (i calciatori “of course”) “stante la mancata attivazione della procedura legale dinanzi al Collegio Arbitrale”.

Sono affermazioni che, permettetemi, lasciano alquanto perplessi.

Rimane il mistero del perché i calciatori avrebbero dovuto forzare lo svincolo (in ogni caso non avrebbero potuto giocare in un altro club) oppure attivare la procedura arbitrale che comunque comporta tempi tecnici notevoli e costi per l’assistenza legale.

E poi per ottenere cosa?

La pronunzia di un lodo di condanna del Messina al pagamento delle somme dovute … e con quali soldi?

Ai giocatori, ad essere severi, si può eventualmente “imputare” una sola colpa. Essersi fidati del loro presidente, Franco Proto. Rivelatosi, nella realtà dei fatti, come il precedente proprietario. Inadempiente. Avrebbero certamente potuto intentare causa, rischiando comunque di rimanere inattivi, senza squadra ed a tasche vuote.

Il colmo, nella nota di Gravina, si raggiunge quando, per negare qualsivoglia responsabilità della Lega (si, ora è proprio di Serie C), si richiamano tutti i “giocatori ed organi di stampa, ad una maggiore attenzione nella trattazione di argomenti molto seri e ad una migliore informazione dello stato anche normativo dei fatti, ricordo da ultimo che i giocatori del Messina, avranno regolarmente accesso al Fondo di Garanzia che concederà loro copertura degli stipendi mancanti …”.

E quindi anche noi, che scriviamo (anche il sottoscritto) siamo divenuti responsabili.

Siamo d’accordo caro Presidente, si tratta di argomenti molto seri e proprio per questo noi cerchiamo sempre di informarci ed essere aggiornati.

Certamente meglio di alcuni suoi consulenti.

Il “Fondo di Garanzia” non esiste più da anni. Venne posto in liquidazione per mancanza di risorse (fu nominato liquidatore l’illustre professore Gaetano Veneto) e quindi non è più operativo.

Forse il presidente Gravina voleva citare il Fondo di Solidarietà, costituito il 14 dicembre 2012. Che ha sede in Roma,  via Gaspare Spontini al numero 24, presso l’Associazione Italiana Calciatori.

Il Fondo (di solidarietà) si alimenta con i versamenti annuali delle componenti e con trattenute sullo stipendio dei calciatori (0,50 da calcolarsi sulla retribuzione annua lorda come recita l’art. 5.2 dello Statuto).

Al di là dell’incredibile errore nel riferimento (un lapsus?) sta di fatto che il Fondo di Solidarietà ha potuto liquidare solo nel 2016 il pagamento dei compensi delle società fallite e non iscritte nella stagione 2009/2010 (Avellino, Pisa e Treviso). In questo periodo sta iniziando i pagamenti ai tesserati delle società fallite e non iscritte nella stagione sportiva 2010/2011 (sic!).

A proposito. Stavo dimenticando l’aspetto più intrigante di tutta la vicenda. Sapete in che percentuale sono stati effettuati i pagamenti? L’8% (otto per cento!) delle retribuzioni spettanti.

Ritengo pertanto che prima di accusare i tesserati e rassicurarli sui pagamenti, che forse vedranno la luce, in percentuali minime e solo tra qualche  anno, sarebbe necessaria un po’ di prudenza ed una maggiore informazione.

Altrimenti la “toppa”, per giustificare il comportamento della Lega sul caso Messina, risulta ben peggiore del “buco”.