Bugie, ritardi, regole, sanzioni: il caso Messina fotografia del calcio che non vogliamo

 di Vittorio Galigani  articolo letto 7279 volte
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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
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Tutte le Società coinvolte nella zona retrocessione del girone C di Lega Pro erano “aggrappate” all’udienza, del 9 maggio scorso, presso il Tribunale dello Sport. Si discuteva sul deferimento a carico del Messina. Oggetto, la mancata produzione, da parte dei peloritani, entro il 31 gennaio scorso, della polizza fideiussoria a garanzia del campionato. Tutte le Società che avevano stipulato quel contratto con la fallita Gable Insurance erano state chiamate a sostituirlo. Un comunicato del novembre scorso, della Federcalcio, annunciava che gli eventuali inadempienti sarebbero stati penalizzati di due punti. Abbiamo detto bene, soltanto di due punti. Una decisione, forse affrettata, presa, a maggioranza costituita, dal Consiglio Federale.

Alla data fissata, tutte le Società interessate avevano adempiuto. Messina, allora ancora gestito dal presidente Natale Stracuzzi, incluso. Tutto sembrava nella norma. Fintanto che, nei primi giorni di febbraio, esattamente il giorno 9, il broker AON ha informato la Lega Pro che quella polizza non aveva nessun valore. La dirigenza giallorossa non aveva infatti adempiuto agli obblighi finanziari derivanti. Era accaduto che l’allora amministratore delegato del Club, Pietro Gugliotta, aveva fatto un passo indietro, ritirando le garanzie, personali, in un primo tempo offerte alla Compagnia. Un gesto che rientrava nella logica, essendo prossima la cessione delle quote sociali del Messina al nuovo presidente Franco Proto. Evento poi puntualmente verificatosi.

Gabriele Gravina, dopo aver sollecitato il Club a regolarizzare la posizione, senza ottenere alcun risultato, notificò in Covisoc, nella seconda decade di febbraio, l’inadempienza. Invitando a darne comunicazione alla Procura Federale per  le attività che il caso richiedeva. Le lungaggini burocratiche  hanno portato al deferimento del Messina soltanto il 29 aprile scorso. In colpevole ritardo. Il sintomo palese di una riforma che va in fretta attuata nelle procedure e nei contenuti. Attualmente chi non ha pagato stipendi e contributi di gennaio e febbraio sconterà la sanzione nel prossimo campionato. Non è corretto nei confronti del club virtuosi.

Il 9 maggio si è tenuta l’udienza, la Procura Federale, come nelle attese, ha chiesto, nei confronti del Messina, l’applicazione di una sanzione di due punti. Come nelle previsioni generali la salvezza, ottenuta sul campo da Lucarelli e dai suoi ragazzi, non sarà pertanto messa in discussione.  La decisione assunta dal Tribunale dello Sport sarà ufficialmente comunicata nei prossimi giorni. Da precisare che il Messina si era affidato, per la difesa, all’avvocato Eduardo Chiacchio. Un riconosciuto luminare in materia. Un “bomber” di razza nelle procedure regolamentari, capace di gol e di assist inimitabili ed inaspettati.

Questa la narrazione dei fatti. 

Perché allora Akragas, Vibonese, ed assurdamente la dirigenza del Taranto (nonostante i nove punti di distacco dalla quint’ultima) erano “aggrappate” a quell’illecito amministrativo? Bisogna risalire alle dichiarazioni rilasciate alla stampa, dall’avvocato Francesco Maglione, nel dopo partita Melfi – Taranto. Lo stesso asserì che, di lì a poco, la classifica del girone sarebbe stata stravolta per inadempienze di taluni. Non fece il nome del Messina, ma lo lasciò intendere. Maglione disse di più, qualificandosi da componente del direttivo di Lega Pro. Era a conoscenza di determinate situazioni anomale prossime a deflagrare. Una bomba in uno stagno, inutile, che obbligò Gabriele Gravina all’immediata smentita.

Ciò nonostante i diretti interessati hanno continuato, speranzosi, a cavalcare la notizia. In questo sempre sollecitati da Francesco Maglione  (affettuosamente definito, nell’ambiente, “Ciccio la bugia”, non me ne voglia). Auspicandosi la retrocessione all’ultimo posto (impossibile) degli isolani. L’Akragas, scivolando in avanti, si sarebbe salvato direttamente qualificandosi sest’ultimo. Altrettanto la Vibonese (quint’ultima) che, a norma di regolamenti, avendo nove punti di vantaggio sul pessimo Taranto avrebbe evitato i play out. Il comunicato ufficiale diramato dalla Federcalcio era però sufficientemente chiaro all’interpretazione generale. Non ci sarebbero state, come non ci saranno, sorprese. Due punti erano previsti di penalizzazione e non si andrà oltre.

Il contendere è semmai a monte. Nasce dalla necessità di rendere afflittive le sanzioni. Vanno applicate nel corso del campionato in cui si sono verificate le inadempienze. A pensare male, si dice, è peccato, ma spesso ci si indovina. Tra due punti di penalizzazione ed un impegno economico nel tempo di 350 mila euro potrei decidere per il male minore. In questo caso i due punti.

La garanzia fideiussoria, assicurativa o bancaria, è obbligatoria per tutti, a inizio di stagione. Per l’ottenimento della Licenza nazionale. Uno dei lascia passare, indispensabili, per l’iscrizione al campionato. In futuro ove nel corso della stagione sportiva si ripetessero inadempienze, come accaduto in questo campionato, si dovrebbero applicare sanzioni convincenti. Esemplari. Nell’ordine di 10/15 punti. Correrebbero tutti ai ripari. Statene certi.

Nel contesto generale le problematiche sono, però, di diversa natura. Coinvolgono molteplici aspetti del sistema. Onorabilità dei dirigenti. La loro solvibilità. Le strutture. Gli impianti sportivi. Le norme. Il rispetto dei ruoli e delle professioni. La violenza. 

Sulla ripartizione delle risorse economiche c’è da scrivere un poema. Basta mettere il naso nelle Leghe maggiori per rendersene conto. Sono dilaniate da contrasti di natura finanziaria e politica. Il futuro del sistema transita tutto dalle decisioni/accordo che saranno assunte nella massima serie. La serie A produce infatti il denaro che fa da volano a tutto il sistema. Emerge quindi la necessità di un riequilibrio immediato. I “top club” debbono comprendere. Debbono sbloccare la situazione di contrasto. Dire grazie, in soldoni sonanti, alla presenza, indispensabile, della provincia e dei campionati minori. 

Perché è inevitabile nel Paese dei campanili, il calcio vivrà sempre e soltanto su quei principi.