Feralpisalò, Jawo: "Dal barcone al professionismo, è la restituzione dei tanti sacrifici fatti"

 di Dario LO CASCIO  articolo letto 518 volte
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com
Feralpisalò, Jawo: "Dal barcone al professionismo, è la restituzione dei tanti sacrifici fatti"

Lamin Jawo, attaccante della Feralpisalò, al sito ufficiale dei Leoni del Garda ha raccontato l'avvenutura che lo ha portato dall'Africa in Italia con un barcone per inseguire il sogno, finalmente realizzato, di diventare un calciatore professionista. Tra gli altri passaggi: "Quando siamo partiti il mare non era tranquillo. Dopo un po’ che viaggiavamo abbiamo scoperto che la barca aveva un buco nel retro. Ci obbligarono a gettare i carichi in mare, per renderla più leggera. In mattinata quella parte era praticamente sgonfia". Dalla Sicilia alla Sardegna, dove torna a calciare il pallone: "Mi allenavo con le squadre di prima categoria per tenermi in forma. Provai anche ad andare a scuola ma le cose con la professoressa non furono facilissime. Un giorno mi disse che se non capivo potevo andarmene. Così ho fatto, perché non mi stava aiutando. Poco dopo la scuola ha chiamato il centro di accoglienza dicendo che mi ero comportato malissimo".

Infine la vera possibilità, un provino col Savona: "Quando mi presentai al raduno, mi guardavano e ridevano. Grazie a un amico argentino, che mi faceva da traduttore, si sono convinti a farmi a provare. Al termine, alcuni avvocati mi lasciarono un biglietto da visita. Non appena arrivò il permesso di soggiorno li contattai e in quattro giorni mi organizzarono il trasferimento in Liguria". E la dimostrazione delle sue potenzialità in Eccellenza, col Finale: "Segnai 22 gol in quell’annata e mi assegnarono una sorta di Pallone d’Oro in ambito locale. È un momento che non dimentico. Una gioia personale davvero importante, perché era una prima restituzione dei sacrifici fatti".