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Lega Pro, il designatore Farina a TLP: "Annata positiva per i miei arbitri"
19.06.2012 23:00 di Luca Esposito
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L'esperienza al servizio dei giovani arbitri: questo la "mission" di Stefano Farina, designatore arbitrale della Lega Pro. Nato a Genova il 19 settembre 1962, Farina nel 1979 è entrato a far parte della sezione arbitri di Novi Ligure arrivando a dirigere in Serie A ben 236 incontri e altri 117 in B. Divenuto Internazionale nel 2001, l'arbitro genovese ha appeso il fischietto al chiodo per limiti d'età nel 2009. Subito il passaggio dall'altro lato della barricata, grazie alla chiamata del presidente dell'Aia Marcello Nicchi, e la nomina a designatore degli arbitri alla Can D. La promozione nella stagione 2010-2011 alla Lega-Pro, dove quest'anno ha concluso positivamente la seconda annata da designatore arbitrale. Intervistato da TuttoLegaPro.com, Farina ha promosso l'operato degli arbitri in questa stagione, tracciando un bilancio positivo del campionato appena terminato, nonostante le difficoltà per i giovani arbitri incontrate anche a causa del terremoto del "calcioscommesse". Ora alla vigilia del prossimo campionato, che si preannuncia importante anche sotto il profilo delle riforme, Farina promette maggior scrematura per gli arbitri promossi dalla D ma auspica anche più collaborazione dalle società di Lega Pro. Queste le impressioni di Farina sulla stagione appena conclusa da designatore arbitrale:
“Questo gruppo penso sia migliorato molto. Le posso dire semplicemente che quest’anno saranno promossi dei nostri arbitri alla Can A e B, come avviene ogni fine stagione”.
“No, i nomi proprio non posso renderli pubblici: li conosco, ma i nomi degli osservatori, degli assistenti e degli arbitri vanno resi noti il 2 luglio”.
“Se passa questa riforma dei campionati è chiaro che ci potrebbero essere delle difficoltà per gli arbitri. Quest'anno su ventisei arbitri a disposizione, venti hanno debuttato in Prima Divisione mentre sei non l'hanno fatto perchè non ancora pronti. Se dovesse passare questa riforma, invece, non ci sarebbe più la Seconda Divisione a fare da palestra per i giovani fischietti ma si passerebbe direttamente dalla D alla Prima Divisione, con il rischio che qualcuno lo faccia senza essere pronto per questo salto. La Prima Divisione è un campionato importante è pieno di pressioni ed ho fatto presente questo tipo di rischio alla Lega. Ciò che chiedo alle società è invece tolleranza, devono aiutare i giovani arbitri".
“La malavita può trovare terreno fertile nei giovani arbitri, l'esperienza a volte risulta fondamentale. Stiamo organizzando da tempo convegni, ultimamente anche a Roma e a Firenze, e abbiamo detto agli arbitri che devono capire quali sono i pericoli. Devono diffidare dai falsi amici e capire le persone con cui si ritrovano ad avere a che fare nell'ambito lavorativo, capire l'importanza del ruolo che rivestono ”.
“Le prerogative devono essere due: lealtà e passione. L'arbitro non è altro che un ragazzo che non era portato per diventare un calciatore e la passione per il gioco l'ha portato ad accettare questa carriera professionale. Con la mia esperienza posso dire che con il lavoro e con il sacrificio si ottengono soddisfazioni importanti e si staccano traguardi grandissimi, ma tutto si ottiene soltanto sudando. Il mestiere dell'arbitro è difficile perchè si finisce con l'essere giudicati per un solo episodio e non nella totalità della gara. C'è bisogno che le società abbiano più rispetto e pazienza verso la classe arbitrale: questo è il messaggio che vorrei passasse”.
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